SUDAFRICA. Dietro gli scontri, antiche rivalità etniche

L’attuale governo sudafricano non potrà durare a lungo. Nonostante la repressione esercitata con determinazione, la rivolta va avanti praticamente dappertutto. Il bilancio dei morti e feriti si aggrava di ora in ora mentre il conto economico è già una voragine. A Durban, la terza città più popolosa, i centri commerciali hanno riaperto ma la vendita è limitata a sei acquisti per ciascuno. I saccheggi hanno svuotato i magazzini e le lunghe file di persone decise ad accumulare riserve dentro casa sono il segno che la situazione non è affatto sotto controllo. Ufficialmente tutto è cominciato con l’arresto dell’ex presidente della Repubblica del Sudafrica Jacob Zuma. Durante un processo intentato contro di lui per corruzione (le vie giudiziarie nella lotta politica non sono una prerogativa italiana) Zuma è stato arrestato per “oltraggio alla corte”. Dal punto di vista legalitario, il giudice non ha fatto un abuso ma la sua decisione configura quel “summum ius, summa iniuria” che invitava alla moderazione giacché – secondo i Romani – causa una grande ingiustizia una legge applicata con eccessivo rigore. E avevano ragione. Basta scorrere il lungo elenco di sentenze eccessivamente punitive emanate in Italia contro gli avversari politici del Pci e suoi compagni-eredi.

Il ministro della Difesa Nosiviwe Mapisa-Nqakula ha comandato l’invio di 25 mila soldati nelle aree dove è più alto il tasso di ribellione e questo fa presagire un subitaneo aumento di vittime. L’attuale presidente Cyryl Ramaphosa ha denunciato il tv che le violenze sono state orchestrate ma non ha detto da chi. Il fatto è che Zuma fu costretto a dimettersi dal partito (Anc, African national congress) per mettere al suo posto il nuovo leader Ramaphosa, come “faccia pulita” rispetto a Zuma al centro di centinaia di scandali; un “bunga bunga” in salsa sudafricana.

In apertura abbiamo scritto che l’attuale governo non potrà durare a lungo, non perché abbiamo la sfera di cristallo, ma perché i vescovi sudafricani prevedono che il Paese stia andando verso una «situazione sociale ed economica peggiore di quella in cui ci troviamo abitualmente» e questo perché «il governo nel corso degli anni non è riuscito ad affrontare in modo completo» le questioni delle diseguaglianze sociali e della povertà. E la pandemia da Covid ha aggravato la situazione facendo riemergere antiche rivalità razziali e territoriali. Non va dimenticato che Zuma è di etnia Zulu, mentre Ramaphosa è di etnia Venda (che è minoranza rispetto alle etnie principali).

Quando lo scontro è etnico – in qualunque parte del mondo – il bagno di sangue è inevitabile. Con opportuni interventi si possono accorciare i tempi, ma ci vogliono decenni per trovare una via per una convivenza “pacifica”.

La notizia che le proteste e i saccheggi si stiano avvicinando a Johannesburg, la città più popolosa del Sudafrica, alla capitale amministrativa Pretoria, a Porth Elizabeth, centro dell’industria automobilistica, e a Città del Capo, la capitale legislativa, s’accompagna all’appello dei vescovi per la formazione di un governo che sia «al servizio del popolo e delle imprese».

Quale sarà questo governo “in mente Dei“, si vedrà a breve.

 

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