TAV. I guerriglieri confidano nell’appoggio di Conte

Vedremo il fantasma-Tav scuotere ancora una volta le catene e bloccare i cantieri? Quanti e quali saranno i grillini che si schiereranno in difesa del territorio contro le speculazioni ferroviarie? Subito dopo le amministrative, irromperà sulla scena il mostro del Treno ad alta velocità, ma già in queste ore sono ricominciati incendi e sabotaggi. Sono i soliti estremisti, dicono. Per il momento, dovrebbero aggiungere. Nella pentola politica cuociono insieme il diavolo e l’acqua santa. I nomi dipendono dai giornali: per uno il diavolo è Salvini, per un altro è Grillo, per un altro ancora è Conte… ma invertendo nomi e appellativi il prodotto non cambia. La temperatura è da ebollizione in Parlamento e fuori.

Giuseppe Conte muore dalla voglia di detronizzare Mario Draghi, che gli ha preso il posto di salvatore della patria. E chissà che i guerriglieri No-Tav non confidino proprio nel suo appoggio.

Beppe Grillo non può contare soltanto sull’appello al vaffa delle origini: deve trovare il modo di salvare la sua creatura che ha una testa enorme (in dimensioni, ovviamente) dentro il Palazzo e un corpicino smagrito e malato dentro il Paese. Tra i parlamentari pentastellati, comunque, sono pochissimi quelli che confidano di essere rieletti per cui la posizione è di… mantenere la posizione, cioè il cadreghino. Sembra probabile, dunque, che la fedeltà alla poltrona farà da garanzia per il governo, mentre il “popolo” che votò in massa per i grillini pare si stia velocemente disamorando anticipando un prossimo devastante risultato elettorale. I primi effetti li vedremo tra un paio di mesi alle amministrative.

Perché la Tav tornerà ad occupare le prime pagine (Covid permettendo)? Il fatto è che l’azienda italo-francese TELT ha dato inizio alla trafila per gli appalti. Partono prima i cantieri per lo scavo dell’80% del tunnel (oltre 3 miliardi di euro) e poi quelli italiani (circa un miliardo di euro) per lo scavo della galleria che sbucherà a Susa (Torino). Il tunnel ferroviario sotto le Alpi tra Francia e Italia è uno dei più lunghi al mondo: 115 km di gallerie. Sono 57,5 km per ciascuna “canna”, in modo da tenere separati i flussi dei convogli nelle due direzioni.

La Torino-Lione è un nodo fondamentale del “corridoio mediterraneo”, l’asse della rete ferroviaria TEN-T (Trans-European Network-Transport), che va da Lisbona a Kiev.

Ad oggi, in totale sono stati scavati 30 km di gallerie e perciò i guerriglieri nonché i pacifici No-Tav avranno parecchio tempo per organizzarsi e intervenire non soltanto in Val di Susa.

Quanti sono i “corridoi” che interessano l’Italia? Sono quattro. Oltre al “mediterraneo”(Torino-Milano-Verona-Trieste-Bologna-Ravenna), c’è il “corridoio Reno Alpi” che dai valichi di Domodossola e Chiasso sbuca nel porto di Genova; c’è il “Baltico Adriatico”, che collega Austria e Slovenia ai porti di Trieste, Venezia e Ravenna passando per Udine, Padova e Bologna e c’è un “corridoio” fondamentale per il nostro Mezzogiorno, lo “scandivo-mediterraneo” che parte dal valico del Brennero e collega Trento, Verona, Bologna, Firenze, Livorno e Roma con Napoli, Bari, Catanzaro, Messina e Palermo.

Sull’asse Lisbona-Kiev, i treni passeggeri viaggeranno a 220 Km/h e quelli merci a 120 Km/k, togliendo dalle autostrade alpine circa un milione di camion. Elemento questo che dovrebbe mandare in sollucchero gli ambientalisti, ma tant’è: è più facile inneggiare e fare sacrifici alla Dea Natura (con in mano il telefonino di ultimissima generazione) che fare ragionamenti.

TELT (Tunnel Euralpin Lyon Turin) appartiene per metà allo Stato francese e per metà alle Ferrovie dello Stato italiane e i lavori sono finanziati dalla Francia, dall’Italia e dall’Unione europea. A proposito: il Parlamento europeo ha di recente approvato nuove misure per agevolare le autorizzazioni per i progetti TEN-T. L’Italia, come tutti gli altri membri, dovrà indicare un referente per ciascun promotore di progetto e garantire che le autorizzazioni per il lancio di un progetto siano concesse in un tempo massimo di quattro anni. Il Parlamento che uscirà dalle urne del 2023 non avrà difficoltà a velocizzare gli appalti. Ovviamente, se succederà ciò che prevedono i sondaggisti oggi. Ma la pentola della politica, quando non bolle, borbotta e tocca stare attenti a regolare la fiamma. Costantemente.

 

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close