GUERRE. Che siamo andati a fare in Afghanistan?

Uno poi si chiede: che siamo andati a fare in Afghanistan? perché l’Occidente civilizzato ha sparso sangue e quattrini in quel Paese? come mai i soldati della pacifica Italia sono andati a combattere a Herat e dintorni? La risposta è perentoria: per riportare la pace in un Paese dilaniato da terroristi e talebani. Quindi ora c’è la pace?

Il conto delle vittime, dei villaggi bombardati e dei profughi è difficile da farsi, ma senz’altro l’intervento “occidentale” (aggettivo di copertura per “americano”) non ha portato la pacificazione. Il governo statunitense ha deciso di smettere (https://internettuale.net/4639/afghanistan-i-nostri-se-ne-vanno-peggio-per-chi-resta) e tutti gli altri hanno fatto lo stesso.

Intanto i talebani hanno occupato intere regioni e hanno cominciato le operazioni di conquista delle città. Ora i combattimenti infuriano nel Nord-Ovest, a Qala-i-Naw, capoluogo della provincia di Badghis.

Il ministro della Difesa Bismillah Mohammadi ha detto che la situazione è preoccupante e il governatore della provincia di Badghis è andato in televisione armato di fucile a rassicurare la popolazione (che, obiettivamente, non si sa se è tutta anti-talebana).

Gli americani (e “alleati”) hanno deciso di andarsene e dalla base aerea evacuata di Bagram, a nord di Kabul, non decollano più aerei ed elicotteri “occidentali”.

A dimostrazione che i talebani non sono soltanto fanatici guerriglieri di Allah, una loro delegazione si sta incontrando a Teheran con “personalità afgane”. Non si sa a che livello e neppure quanto potere abbiano queste delegazioni. È certo che l’Iran non può permettersi di avere alla frontiera un Paese senza un governo. L’Afghanistan dilaniato sarebbe in ogni momento una “calamita” per i cosiddetti interventi umanitari.

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