L'aula del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano

PALAZZO DI LONDRA. Comincia il processo in Vaticano

Il cardinale Giovanni Angelo Becciu si dice «vittima di una macchinazione» e confida che al processo le accuse contro di lui cadranno. Di cosa si tratta? Del palazzo londinese per il quale la Santa Sede aveva sborsato 200 milioni di euro e che aveva stimolato l’attenzione dei media sull’ennesimo episodio di “finanza allegra” dei preti. Il cardinal Becciu è accusato di peculato ed abuso d’ufficio (anche in concorso), e di subornazione. Più pesanti le accuse a carico di Enrico Crasso, il businessman che gestiva gli investimenti della Segreteria di Stato. Deve rispondere di peculato, corruzione, estorsione, riciclaggio ed autoriciclaggio, truffa, abuso d’ufficio, falso materiale di atto pubblico commesso dal privato e falso in scrittura privata. A processo vanno in tutto dieci persone (prima udienza il 27 prossimo) tra le quali Cecilia Marogna, la 007 pagata dalla Segreteria di Stato, accusata di peculato, e Raffaele Mincione, il finanziere che coinvolse la Segreteria di Stato nel fondo che possedeva l’immobile londinese di Sloane Avenue: è accusato di peculato, truffa, abuso d’ufficio, appropriazione indebita e autoriciclaggio. Altro imputato, un personaggio da film, è Gianluigi Torzi, il finanziere chiamato ad aiutare la Santa Sede ad uscire dal fondo di Mincione, il quale si fece liquidare 15 milioni di euro per restituire il Palazzo ai legittimi proprietari: è accusato di estorsione, peculato, truffa, appropriazione indebita, riciclaggio ed autoriciclaggio. La lista è lunga e saltiamo gli altri nomi.

Le indagini sulla vicenda del palazzo londinese furono avviate esattamente tre anni fa su denuncia dell’Istituto per le Opere di Religione (che tutti conoscono con la sigla IOR) e dell’Ufficio del Revisore Generale. Il comunicato ufficiale sottolinea che «le attività istruttorie, svolte anche con commissioni rogatoriali in numerosi altri paesi stranieri (Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo Slovenia, Svizzera), hanno consentito di portare alla luce una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre».

La faccenda è complicata e anche un riassunto breve risulta lungo, ma tant’è. Tutto comincia quando la Segreteria di Stato (un po’ ministero degli Esteri e un po’ dicastero di sostegno al papa) circa nove anni investe nel fondo “Athena Capital Global Opportunities Fund” di Raffaele Mincione, quattrini che si fa prestare dal Credit Suisse (200 milioni di dollari). L’investimento va male e già nel 2018 le quote avevano perso oltre 18 milioni di euro rispetto al valore iniziale. I responsabili della Segreteria di Stato tentano di uscire dall’investimento e di entrare in possesso dell’immobile londinese versando 40 milioni di sterline a Mincione in cambio delle sue quote. Per farlo si affidano a Gianluigi Torzi, ma pare che costui fosse d’accordo con Mincione. Il processo stabilirà gli esatti rapporti, qui è più interessante vedere come fece Torzi a far firmare uno Share Purchase Agreement, cioè un atto che toglieva alla Segreteria di Stato il controllo dell’immobile di Londra. In sintesi: Torzi creò 1.000 azioni con diritto di voto della società GUTT  mentre le altre 30.000 azioni (quelle in mano alla Segreteria di Stato) non avevano diritto di voto.

Altra vicenda interessante è quella del cardinale Becciu, già Sostituto della Segreteria di Stato, che i magistrati ritengono fosse dietro le offerte di acquisto del palazzo a fine maggio 2020 pochi giorni prima dell’interrogatorio di Torzi. «Secondo le testimonianze – si legge nel comunicato ufficiale – Becciu avrebbe anche tentato di far ritrattare Perlasca. Nell’inchiesta sono entrati anche i pagamenti fatti dalla Segreteria di Stato a Cecilia Marogna su indicazione di Becciu. La società della donna ha ricevuto tra il 20 dicembre 2018 e l’11 luglio 2019 versamenti effettuati dalla Segreteria di Stato per 575.000 euro». Le indagini hanno accertato che quei soldi furono spesi per shopping. A parte la 007 spendacciona, i magistrati contestano al cardinale Becciu di avere “aiutato” la cooperativa del fratello Antonino: 600.000 euro presi dai fondi della Conferenza episcopale italiana e 225.000 dai fondi della Segreteria di Stato.

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