GRILLO-CONTE. Chi parla di padre-padrone non ha un padre

Questa storia del padre-padrone a proposito di Beppe Grillo che ha resistito al borseggio modello Forcelle tentato da Giuseppe Conte è l’ultimo grido del luogocomunismo dominante. Chi parla di padre-padrone un padre vero non ce l’ha avuto. Secondo i miracolati (da Santa Televisione) commentatori a tempo pieno, il geniale inventore di un movimento fondato sul Vaffa avrebbe dovuto sbottonarsi la giacca per favorire l’agile mano del borsaiolo. Non l’ha fatto ed è, dunque, un padre-padrone come il reazionario genitore che immobilizza il figlio tossicodipendente deciso a vendere gli orecchini della mamma per farsi la dose. La violenza non è una risposta: bella frase; bravi voi e quindi? Cosa fareste al posto di quel padre? Accompagnereste il giovane virgulto dal ricettatore e poi dal pusher?

Giuseppe Conte è un drogato: il potere che ha gestito gli ha dato alla testa, adesso soffre di pesanti crisi d’astinenza. Male fece Grillo a dargli piena fiducia con allegati pieni poteri. Malissimo aveva già fatto imponendolo come presidente del Consiglio.

Ovviamente non c’è niente di nuovo. Soltanto le bestie non mordono la mano di chi dà loro da mangiare. Per gli umani è la norma. Le vicende dell’umanità tracimano di figli di re i quali uccidono il padre per prendergli la corona. Il fatto è che il beneficato sovente non riesce a sopportare il peso della gratitudine e reagisce accusando il benefattore delle peggio cose.

Probabilmente Conte troverà alloggio nella baraccopoli del Pd, dove più di qualcuno è convinto che l’ex avvocato del popolo possa agglutinare le pappette sciolte piddine.

Vano sarebbe parlare dei parlamentari pentastellati che non vorrebbero lasciare i cadreghini. È fisiologico affezionarsi alla poltrona. Con l’imposizione del vincolo dei due mandati, Beppe Grillo garantisce al Movimento una classe dirigente sempre fresca e combattiva. La furbata di Conte, il quale ha ventilato l’opportunità di abolire quel vincolo, non è certo che servirà. In fin dei conti chi sono i parlamentari Cinquestelle? Sono tutti signor nessuno. Devono la loro elezione a Beppe Grillo, alla sua credibilità come grande rottamatore di un sistema politico-parlamentare corrotto ed inefficiente.

È inutile che i soloni vigilantes della democrazia si dichiarino offesi dall’ennesima irruzione di un uomo solo al comando. Non si capisce perché non se la prendono se è un banchiere a fare il deus ex machina. Maggioranza bulgara per l’uno e schizzinose reazioni per l’altro?

La doppia morale quelli di sinistra (aggettivazione superficiale ma comoda per chi scrive) ce l’hanno nel sangue. È un’eredità che si portano appresso da quando il Migliore, cioè l’onnipotente segretario del Pci Palmiro Togliatti, tradiva la moglie con l’amante Nilde Iotti, che poi, inutile dirlo, fece carriera per meriti personali.

Dicono che Beppe Grillo abbia dato di matto quando è risultato lampante il borseggiare di Conte. Mah! A guardare bene è la vicenda del figlio accusato di violenza sessuale che ha fatto sbarellare papà Grillo. I giovani virgulti di uomini e donne potenti hanno il mondo in tasca. Viaggiano in jet e Ferrari. Fanno esperienze a New York e a Los Angeles. Assaggiano frutti proibiti a Tokyo e a Singapore. Sono, soprattutto, abituali violatori di regole, tanto c’è papà a mettere le cose a posto.

Di giovani dai mille vizi (ah! la droga non è un vizio e nemmeno il travestitismo… marachella si può dire?)  di giovani eredi che marachellano notte e dì, dunque, il mondo dei Vip è superaffollato. I giornali e i gossippari avrebbero da parlare di continuo del “figlio di” e della “figlia di”, per cui la domanda è: perché? Visto che sono tutti portati a fare marachelle, perché scoppia il caso del figlio di Grillo e non…; metteteci voi i nomi.

E se l’attacco sul fronte domestico fosse l’altro morso della tenaglia? Grillo ha la sensibilità dell’artista. Lui le cose se le sente. E Conte ha sbagliato a non tenerne conto.

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