GRAZIE COVID. Arrivano i primi “eurobond”. Viva l’Europa.

Grazie Covid! L’Europa ringrazia la malattia esportata dalla Cina. C’è dolore per i morti. C’è rabbia per il dilettantismo governativo. C’è indignazione per le ignobili scaramucce di virologhi, medici e scienziati vari. Ragazzi e ragazze sono stati tenuti lontani dalla scuola, confinati in casa. E meno male che c’è internet, così un po’ di scuola sono riusciti a farla. Ristoranti e bar chiusi. Aziende ferme. Una tragedia non soltanto per l’Italia, intendiamoci, ma qui ha messo in castigo un’intera classe parlamentare, ha sospeso le regole della democrazia dando il potere a “salvatori della patria”, prima Conte e poi Draghi, ed ha dimostrato che soltanto la disciplina militare consente di affrontare fattivamente le emergenze.

L’epidemia è stata, dunque, una specie di giudizio universale e niente sarà più come prima. Frase detta e ridetta, ma, almeno per quanto riguarda l’Europa, vera al mille per cento.

Sul mercato, infatti, sono arrivati i primi 20 miliardi di euro dei 750 che l’Ue raccoglierà per sostenere i Paesi membri nella ripresa.

Per brevità, nei titoli sono definiti “eurobond” e sarebbe un’enorme cosa se lo fossero. Se fossero “eurobond“, significherebbe che l’Europa dell’Ue avrebbe un bilancio comune, con un debito pubblico comune. Non siamo ancora arrivati a questo fantastico traguardo, ma il debito di 750 miliardi di euro (forse saranno un po’ di meno perché già si intravedono segnali di ripresa mentre i primi soldi non sono ancora arrivati) contratto dall’Ue e che hanno deciso di accollarsi i Paesi membri, ciascuno in rapporto alla propria “forza economica”, è un passo fondamentale verso l’Europa unita.

Se ne parla da anni, ma i Paesi cosiddetti “frugali” hanno paura di quelli, come l’Italia, accusati di essere “spendaccioni” (come recita in apertura una delle tantissime vignette “sparate” nel corso degli anni contro l’Italia) e perciò hanno sempre bocciato i progetti per un debito pubblico europeo. Il loro ragionamento è classico: noi accumuliamo come formiche e voi ve la spassate come cicale, e alla fine siamo noi che paghiamo i vostri debiti. È difficile contestare questo ragionamento.

Per fortuna è arrivata la Covid. L’epidemia ha messo tutti al tappeto ed ha imposto comportamenti comuni dei Paesi Ue dopo le prime reazioni scomposte registrate da ciascuno per conto proprio. Unità contro l’epidemia, unità per assicurarsi il necessario numero di dosi di vaccino, ricerca di una uniforme politica regolatrice degli spostamenti (questo è un punto tuttora dolente, ma si sta andando verso un comune “passaporto anti-Covid”). Alla fine, ci si è resi conto che senza uno sforzo comune anche sul piano economico-finanziario, la crisi avrebbe ridotto l’Europa ad una bancarella presa d’assalto da speculatori di tutto il mondo.

Il fatto che la Ue sia una forza indiscussa è stato confermato subito: le richieste di “eurobond” è stata ben 7 volte superiore all’offerta e questo ha significato che pagheremo un interesse inferiore allo 0,1%. Di solito, gli investitori scelgono obbligazioni che assicurano gli interessi più appetibili. Ci si accontenta di interessi prossimi allo zero, soltanto quanto un titolo dà l’assoluta certezza che sarà rimborsato come promesso.

Non è cinico affermare che le emergenze sono preziose perché è vero che fanno emergere le debolezze, ma è anche vero che stimolano le azioni dei forti. Al di là delle ipocrisie lamentose e moraleggianti dicevano bene i Futuristi quando inneggiavano alla guerra come sola igiene del mondo.

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