Sul tetto c'è troppo vento, do fastidio se prendo qui il bagno di sole?

Immaginazione al potere? No, c’è la somaraggine al comando

L’immaginazione al potere? Uno slogan vecchio. È l’ignoranza che è al potere. La somaraggine domina. Dal Parlamento fino all’ultimo bar di periferia. Se il deputato, un eletto dal popolo sovrano, si pasce di incultura e di disinformazione, perché la giovane donna con attillati leggins (pantacollant, pantacalze, fuseau: il nome non muta la sostanza) non dovrebbe evidenziare il suo sederone cellulitico? Non si vergogna la parlamentare a comparire indossando un cafonesco leopardato, perché dovrebbe vergognarsi la signora di mezza età, pardon, una donna nel fiore degli anni di sfoggiare la sgargiante tuta aderente illuminata di strass? Sfoggiando un’accresciuta consapevolezza, che è in realtà una convinzione indotta, il cittadino si vanta di fare le proprie scelte in piena libertà e senza che nessuno nemmeno ci prova ad influenzarlo (proclama il tapino). Opinione corrente è che ci sia la libertà di fare e dire senza limiti. Sono tutti talmente liberi che leggono (il testo non sia lungo, però) e scrivono sui social le sciocchezze più marchiane, delle vere e proprie stronzate (se la volete mettere sul volgare) non provando alcuna vergogna.

Aprano gli occhi quelli che credono nella propria autonomia. I loro comportamenti sono teleguidati dalla moda del momento e da persone appositamente preparate. Ciò che più dovrebbe far riflettere sulla supposta autonomia di ciascuno è che alla base ci sono equazioni e algoritmi. Gli specialisti testano continuamente sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto effetto gregge (del quale si parla molto a proposito delle vaccinazioni). Essi sanno bene che la gente non sopporta le indicazioni calate dall’alto e, a volte, reagisce malamente, ma diventa docile, come pecora nel gregge, quando le si fa credere di scegliere in piena autonomia.

Le tecniche di controllo di grandi folle sono state applicate in passato con modi piuttosto rozzi. Il cittadino-consumatore-elettore è oggi persuaso con delicatezza. È blandito, lodato, esaltato, incoraggiato. I convincimenti ereditati in famiglia sono smantellati uno dopo l’altro per fare posto alla nuova società nella quale tutti sono importanti e contano finché se ne stanno tranquilli sui binari tracciati. Per quei pochi sconsiderati che non si adeguano scatta la ghigliottina, quando non sono messi alla berlina e presi in giro.

Convolando a giuste nozze due persone dello stesso sesso; cosa rubano alle coppie composte da un uomo e una donna? Niente. Non le privano di alcunché. E quindi perché impedire agli omosessuali di sposarsi tra di loro? Per una morale? Ma la morale cambia. È vero che il moralismo è la moneta con la quale è più facile comprare il consenso della gente. Gli argomenti moraleggianti vincono sempre, ma guai a parlare di Etica: è peggio che parlar male del gatto di casa. Per i nati dopo la guerra, il bikini era roba da puttane. Adesso le donne vanno a seno nudo, soprattutto le signore perbene con il seno rifatto girano in tanga per farselo ammirare. A proposito dei matrimoni segreti fra omosessuali nell’antica Roma, il poeta Giovenale (vissuto tra il I e il II sec.d.C.) scriveva: «Vivi ancora per qualche tempo e poi vedrai se queste cose non si faranno apertamente e non si pretenderà che vengano anche registrate» (Liceat modo vivere; fient, fient ista palam, cupient et in acta referri). Giovenale sbagliò la previsione: ci son voluti parecchi secoli per arrivare alla pubblica registrazione delle unioni omosessuali.

La mutazione sub-culturale investe tutto, senza riguardi. La gente commenta con disprezzo l’uso del cilicio, ma apprezza la fascia che fa dimagrire. Le sofferenze che certi religiosi infliggevano (e tuttora infliggono) a sé stessi non sono tanto dissimili da quelle che salutisti e affini si autoinfliggono in casa e in palestra, ma il dolore patito guardando al cielo è giudicato frutto di superstizione mentre è apprezzato qualsiasi sacrificio pur di mantenere la linea.

In questa tragedia immane, i comici fanno furore. Fustigatori del malcostume, puntali censori della cosa pubblica, ideologi di una società senza peccati, i comici prendono applausi e, in alcuni casi, anche i voti. Viviamo in una società che ha perso la fiducia nelle istituzioni e che si rifugia tra le accoglienti braccia del comico moraleggiante.

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close