E Dio disse: Non desiderare la donna d’altri, né la sua schiava

La comunicazione fa pensare alla gente le cose che deve pensare e niente di diverso. Per i pochi che fanno resistenza, si fanno leggi per punirli severamente o, nei casi più blandi, si aggiungono alla campagna di comunicazione già stabilita brevi “capitoletti” che criminalizzano oppure ridicolizzano gli “eretici”. La Chiesa Cattolica Romana Apostolica è maestra nella comunicazione che indirizza menti e coscienze. Prendiamo per esempio le immagini classiche della crocifissione con Cristo in croce in mezzo ai due ladroni, sui “santini” si vede Gesù trafitto dai chiodi e i ladroni legati alla croce con le corde. Il messaggio era chiaro ed efficace: soltanto Cristo ha sofferto, con lui i soldati sono stati crudeli etcetera ecceterone.

Affreschi e quadri, da Antonello da Messina (che addirittura riserva la croce a Cristo e appende con le funi i ladroni a due alberi) a Michelangelo, da Beato Angelico a Tiepolo, dal Mantegna… fino ad Amazon sul quale si vende una crocifissione in resina con funi. I fedeli guardavano sgomenti le crocifissioni nelle chiese e, più in avanti, baciavano il “santino” stampato come un manifestino di propaganda. Ancora oggi baciano le immagini “sacre”.

Mostrare i chiodi è stata una grande idea di marketing. Un piccolo investimento per un grande messaggio.

Il cittadino è portato per mano a seguire il percorso della fede e fra racconti di miracoli, chiodi e guarigioni inspiegabili, si convince a pregare. È ovvio che la tendenza a pregare è antica e attraversa tutte le religioni, politeiste e monoteiste che siano, giacché l’essere umano ha bisogno di credere nel soprannaturale. Se è un “intelligentone”, il soprannaturale se lo va a cercare nella magia orientale o nel fungo messicano. Una persona che non prega è, comunque, pericolosa: meglio un fedele di Visnù che un infedele insensibile alla parola divina.

L’esempio della crocifissione è la prova provata che se la comunicazione è ben articolata acchiappa tutti i “consumatori”, e se è semplice, si potrebbe dire naif, è ancora meglio perché colpisce la maggioranza della popolazione.

La Chiesa ha anche usato la censura per alimentare la fede. Prendiamo per esempio i dieci comandamenti, semplici ed efficaci. Gli ultimi due recitano: «Non desiderare la donna d’altri» e «Non desiderare la roba d’altri». Questi divieti sono il risultato della censura della Chiesa. In realtà, il divieto originale era: «Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo» (Esodo, 20, 17).

Da notare che le Tavole della Legge scritte dal dito di Dio mettevano la casa al primo posto e al secondo la moglie e la schiava.

 

 

 

 

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