GIOVANI E SESSO. La lunga marcia dei transgender

Gli effetti collaterali di coprifuoco, arresti domiciliari e provvedimenti vari di liberà vigilata non sono ancora un tema di discussione. A richiamare i riflettori sono le diatribe tra virologi, le scaramucce (visibili) e le guerre (sotterranee) dei politicanti, le cifre sui morti/vaccinati/infetti etc. Tra qualche anno, però, gli effetti collaterali scateneranno la caccia dei media non più ai virologi ma agli psicologi. Avremo una pandemia di inchieste sul malessere giovanile. Ci sarà un nuovo Sessantotto? No. I giovani sofferenti per le restrizioni governative sono stati letteralmente svirilizzati. Al massimo, avremo qualche processione di gay pride in più. Da tempo, infatti, le ricerche degli specialisti hanno portato alla luce l’incertezza sull’identità di genere: gli adolescenti non hanno idea se sono maschi oppure femmine o altro. Una ricerca della “Fondazione Foresta” (DiGitProIl disagio giovanile e la sua prevenzione“) rivela che questa “incertezza” è aumentata a causa delle restrizioni (a volte esagerate, altre volte inutili, spesso inadeguate) imposte dai governativi.

I ragazzi frequentano abitualmente (89%) i siti porno per esigenze, diciamo così, di autoerotismo. Nel biennio 2018-2019 il 15% delle ragazze si collegava a siti pornografici, adesso sono più del 40%.

Il sexting, cioè l’invio di messaggi e immagini a contenuto sessuale, e il cybersex, cioè fare sesso a distanza, sono pratiche in crescita (34%) e perciò le ragazze visitano i siti porno per imparare gesti, pratiche, atteggiamenti. Il fatto che in questo “addestramento” siano coinvolte più le ragazze dipende anche dalla “confusione” sulla propria identità sessuale che, a quanto pare, colpirebbe maggiormente le femmine.

È noto che ad una certa età il sesso è incerto, sia nelle femmine che nei maschi, ed è l’educazione a contribuire alla definizione finale. Un’adolescente vede in tv una eroina come “Supergirl” lesbica e scatta l’emulazione. Stessa cosa per un adolescente che vede Leonardo da Vinci ridotto a timido frocio.

Anche in questa “trasformazione”, le ragazze battono i ragazzi. L’incertezza di genere (la “fluidità” come dicono i fautori della confusione sessuale) colpisce il 29% delle ragazze. Se ne potrebbe dedurre che soltanto l’1% va sui siti pornografici per attrezzarsi all’incontro con il maschio, ma gli esperti strillerebbero inorriditi di fronte a questa “forzatura”.

Nel biennio 2018-2019, la percentuale di ragazzi omosessuali era dell’8%, adesso siamo al 15%. Gli esperti dicono che la maggior solitudine imposta dai coprifuoco ha portato a galla una maggior incertezza nell’orientamento sessuale degli adolescenti. Gli esperti non si preoccupano: sono finiti i tempi nei quali il maschio era maschio e la femmina femmina.

Secondo i dati del Centro di Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità, le persone transgender in Italia sono circa 400 mila. A parer nostro la cifra andrebbe come minimo raddoppiata e, probabilmente, le prossime statistiche lo confermeranno.

Il fatto che giovani tra i 18 e i 21 anni abbiano dichiarato di sentirsi transgender indica che la malaeducazione sta andando alla grande: prevediamo, dato il successo, un incremento di sceneggiati (fiction, sit com, etc.) con protagonisti froci e lesbiche.

 

 

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