I nostri esperti di analisi dei dati non possono leggere nelle vostre menti. State per prendere la vostra decisione in merito al nostro ingaggio, quantunque sia la stessa decisione che sapevamo in anticipo che avreste preso.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE. L’IA come la lancia di Achille

Può una macchina pensare? In futuro, avremo macchine pensanti? Ci sarà l’apocalisse raccontata in centinaia di film nei quali le macchine prendono il potere e schiavizzano o sterminano il genere umano? Da qualche tempo, il tema è approdato in una minacciosa comunicazione mediatica, parente stretta di quel terrorismo culturale che tanti danni ha fatto e fa soprattutto alle giovani menti sensibili allo straordinario. Si parla, dunque e non sempre a proposito, di Intelligenza Artificiale (IA) cosicché è doveroso da parte di internettuale.net occuparsene provando a fare il punto, scansando le tentazioni millenariste e la saccenteria scientifica.

La sostanza dell’IA è l’algoritmo, cioè il calcolo matematico, insieme con il meccanismo di autoapprendimento. È noto che la “lingua” del calcolatore è il codice binario, cioè lo 0 e l’1 si accoppiano, si scoppiano, si ripetono, si sostituiscono, si eliminano in una serie praticamente infinita di combinazioni che consento calcoli che altrimenti la mente umana impiegherebbe secoli a completare. Se in una macchina s’inseriscono le sequenze 0-1 fatte apposta, il calcolatore ne sviluppa autonomamente altre. Il termine “calcolatore” è vecchio ma qui serve ad indicare qualunque strumento con uno schermo ed una tastiera.

Al momento, siamo nella fase nella quale gli uomini scrivono i programmi e le macchine li eseguono, per cui anche quando sembrano “pensare” in realtà producono risultati già raggiungibili con il programma immesso.

Il punto di partenza fa immaginare un punto d’arrivo: una macchina costruisce nuovi programmi in base ai quali arriva a conclusioni non predeterminate dall’uomo.

A questo punto si parla di IA, in quanto l’intelligenza è la capacità di prendere decisioni sulla base delle informazioni che si hanno e l’artificiale è la “natura” della macchina.

L’uomo decide in base a valori, non importa se siano veri o presunti. L’intelligenza attua scelte in base ad un sistema valoriale che non si può insegnare ad una macchina. Oggi, il binario 0-1 non consente di discernere tra giusto e sbagliato. A suo tempo, quando infuriava il dibattito sulle bombe intelligenti e sulla loro “bontà”, mi piaceva dire: «La bomba cattiva è quella che non funziona». I criteri variano in rapporto alla funzione non ad una morale, veterotestamentaria o laica che sia.

Una macchina dotata di intelligenza non ha sentimenti e già questo fa riflettere.

Il dato è che le nuove tecnologie proliferano per partenogenesi. Come Minerva armata fuoriuscì dalla testa di Giove (i cristiani l’avrebbero assurto a dogma), allo stesso modo una tecnica ne genera un’altra di livello superiore. Da qui la velocità incredibile nella produzione di hi-tech. Non si fa a tempo a prendere dimestichezza con un “sistema” che ne arriva un altro.

L’ambiente digitale è il regno dell’innovazione costante. Al tempo stesso è sconfinato, nel senso che è senza confini (le leggi sulla privacy, per esempio, evaporano nei social) e, nel senso più pericoloso, che è senza limiti.

Come fa una grande azienda a sapere se un prodotto incontrerà il favore del mercato? Si rivolge ad un’altra azienda che, in base ai milioni di dati disseminati nei social, stila una classifica delle preferenze e dei desideri della gente. 

L’utente-consumatore troverà sul proprio device il messaggio confezionato per lui, sicché la scelta dell’acquisto non è autonoma più di tanto. Ciascuno crede di pensare e invece è stato pensato. La sua scelta è come fosse fatta in trance ipnotica. Il libero arbitrio finisce in soffitta al pari della paccottiglia fuori uso.

Però l’IA ci semplifica la vita. In auto abbiamo già utili co-piloti e fra un po’ non dovremo nemmeno più guidarle. In ospedale, le macchine ci visitano con precisione assoluta, non umana. Possiamo programmare a distanza il forno a microonde e la caldaia del riscaldamento. Mai più la fila davanti allo sportello, si fa tutto online (in Italia, è quasi tutto).

Sono tanti e fantastici i vantaggi nell’uso dell’Intelligenza Artificiale. In futuro, forse correremo qualche rischio in un mondo dominato dalle macchine. Nel presente i rischi già ci sono: l’altra faccia dell’IA è brutta assai.

Passi che con gli algoritmi, si spinga un utente-consumatore a comprare qualcosa il cui bisogno sia stato completamente indotto, ma è terribile che un algoritmo mi convinca a dare il mio voto.

È la lancia di Achille che ferisce ma che ha anche il potere di guarire. Dante così sintetizzò l’antico mito: «…soleva la lancia / d’Achille e del suo padre esser cagione / prima di trista e poi di buona mancia» (Inf. XXXI, vv.4-6). Tornando all’uso dell’IA che “ferisce”, qualcuno ha parlato di una nuova forma di capitalismo: il capitalismo della sorveglianza. I padroni del web conoscono noi e noi non conosciamo loro. Essi sanno tutto quello che facciamo e di loro sappiamo tutt’al più qualche nome.

 

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