GERUSALEMME. Sparatorie e arresti al grido di “Morte agli arabi”

Israele vuole far vedere chi è il padrone a Gerusalemme (a tutta la città, non soltanto alla zona Est occupata). Il governo deve insistere nella politica di provocazione/repressione se vuole spianare (letteralmente) il terreno per la prossima proclamazione di Gerusalemme capitale israeliana. La mossa di Trump (che spostò l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme) fu una sorta di riconoscimento tacito, ma l’attuale presidenza Usa non pare voglia proseguire sulla stessa strada. Non è che i vincoli che stringono i due Paesi si siano allentati. Essi sono indissolubili e le ragioni sono intuitive, per cui andiamo ai fatti più recenti.

Israele ha spedito nella Spianata delle Moschee, luogo sacro per l’Islam, (che si trova nella zona Est di Gerusalemme occupata militarmente dagli israeliani) un bel po’ di poliziotti armati fino ai denti, come si diceva un tempo. I musulmani che erano lì in preghiera hanno reagito alla provocazione (reazione, ovviamente, prevista e calcolata dagli strateghi israeliani) lanciando sassi, bottiglie e quant’altro avevano sottomano. Le truppe armate hanno sparato. La protesta, alimentata dalla notizia delle vittime, è continuata per ore, spostandosi dalle parti di Ramallah, la città palestinese a circa venti chilometri da Gerusalemme. Alcuni manifestanti hanno lanciato pietre contro la Tomba di Rachele, alla periferia di Betlemme (sotto giurisdizione palestinese, a poche centinaia di metri dal muro di Gerusalemme). Rachele per gli ebrei è la matriarca, seconda moglie di Giacobbe, per cui il luogo per loro è sacro.

Nel frattempo, dalla Striscia di Gaza (chiamata anche Hamastan, terra di Hamas) sono stati lanciati alcuni razzi. Non è morto nessuno, ma ci si aspetta una sanguinosa reazione israeliana. Pochi giorni fa, per festeggiare il 73° anniversario della presenza di Israele in Palestina (per gli israeliani è la Festa dell’indipendenza), elicotteri e aerei hanno fatto incursioni nella Striscia e bombardato – dice il bollettino ufficiale di Tel Aviv – una fabbrica di munizioni e un tunnel di Hamas, il Movimento islamico di resistenza che ha vinto le elezioni e governa la Striscia. E questo perché i razzi non hanno causato vittime. Non è difficile immaginare la reazione delle “Forze di difesa” (com’è chiamato l’apparato bellico israeliano) se per caso un razzo ammazzasse qualcuno. Al momento si sono limitati a mettere in galera una cinquantina di manifestanti con l’accusa di “violence” (per essere più efficaci dovrebbero adottare le leggi italiane: qui basta dire “cornuto” ad una guardia per essere accusato del reato di vilipendio… nel ramo “repressione”, Israele ha molto da imparare dalla repubblica democratica italiana).

La Casa Bianca ha partorito un twitter che invita alla pace. Il testo la dice lunga sulla posizione della nuova amministrazione. Firmato dal portavoce della segreteria di stato (a Washington il portavoce è uno che conta, non come in Italia dove è un altoparlante per le parole del capo), il twitter dice: «Siamo profondamente preoccupati per l’escalation della violenza a Gerusalemme». E aggiunge: «La retorica dei manifestanti estremisti che intonano slogan odiosi e violenti deve essere fermamente respinta». Con chi ce l’ha lo “State Department spokesman Ned Price“? Con i palestinesi, sembrerebbe. Invece, non è così. Infatti il messaggio continua: «Centinaia di coloni israeliani hanno aggredito palestinesi in diverse aree di Gerusalemme occupata giovedì tardi e all’alba di venerdì, mentre le forze israeliane si scontravano con i palestinesi, lasciando almeno 105 feriti. I manifestanti estremisti hanno gridato: “Morte agli arabi” durante le marce».

Qui di seguito il testo originale:

“We are deeply concerned by the escalation of violence in Jerusalem. The rhetoric of extremist protestors chanting hateful and violent slogans must be firmly rejected,” State Department spokesman Ned Price said on Twitter. E ancora: «Hundreds of Israeli settlers assaulted Palestinians in different areas across occupied Jerusalem late Thursday and at dawn on Friday as Israeli forces clashed with Palestinians, leaving at least 105 injured. The extremist protestors chanted: “Death to Arabs” during marches, according to multiple reports».

Una frase è stata particolarmente sgradita per il governo israeliano. «Chiediamo – ha twittato Price – calma, unità e garanzia per la sicurezza e i diritti di tutti a Gerusalemme».

Per tutti? Questa è bella davvero! un vero scandalo! Da quando in qua palestinesi e israeliani hanno uguali diritti? Questo spokesman stia attento: Israele non perdona. Mai. Nemmeno dopo secoli.

 

 

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