Giornata dell'Europa libera. Primo passo: carbone e acciaio.

18 APRILE 1951. L’Europa ricomincia dal carbone e dall’acciaio

L’Europa è nata dal Carbone, genitore1, e dall’Acciaio, genitore2. La firma del Trattato di Parigi, il 18 aprile del 1951, diede il via alla Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio) che metteva in comune tra i Paesi firmatari (Germania Ovest, Francia, Italia, Benelux) le due risorse fondamentali per la ricostruzione postbellica. Ma non fu soltanto questo. Quella firma segnò – per la prima volta nella Storia – la fine delle guerre civili europee. Mai più le Nazioni del Vecchio Continente si sarebbero combattute tra loro.

All’epoca sembrò un impegno esagerato. Dai tempi dei tempi, l’Europa era stato un campo di battaglia sul quale il sangue non aveva mai avuto il tempo d’asciugare. Immaginare che Germania e Francia, per esempio, non si sarebbero più massacrate a vicenda pareva fantascienza.

Il Regno Unito, infatti, rifiutò di firmare. La sola idea di un’Europa in pace faceva rabbrividire le teste d’uovo di Sua Maestà. Per secoli l’Inghilterra aveva giocato su più tavoli per tenere l’Europa continentale sotto controllo ed improvvisamente quelli che fino al giorno prima si erano scannati si sedevano intorno ad un tavolo per firmare un accordo che minacciava di porre fine al “risiko”.

Mettere in comune carbone e acciaio significava, è vero, mirare a dimensioni macroeconomiche generatrici di risparmi ed efficienza, ma significava soprattutto impedire il riarmo, che sempre si mette in moto alla fine di ogni guerra. Sia i vincitori che i vinti, infatti, si mettono al lavoro, gli uni per potenziare gli armamenti, gli altri per prepararsi alla rivincita.

Settant’anni fa, la Germania, che a New York come a Londra volevano ridurre ad un gigantesco campo di patate, non ci pensò nemmeno due volte ad aderire alla proposta francese (“Dichiarazione di intenti unitari” del 1950) fatta evidentemente per impedire il riarmo tedesco.

Bonn (la capitale, Berlino, era stata lottizzata dai 4 vincitori e metà Germania era un satellite dell’Unione Sovietica) rinunciò ad ogni idea di rivincita e scelse la via europea, che le avrebbe garantito la reindustrializzazione e difesa da progetti di pulizia etnica a vario titolo disegnati da potenti correligionari dell’etnia più duramente colpita dalla guerra.

Per la cronaca, furono i francesi Jean Monnet e Robert Schuman, il tedesco Konrad Adenauer e l’italiano Alcide De Gasperi a gettare le basi della nuova Europa.

La Ceca cominciò a funzionare il 18 febbraio 1953 per il carbone ed il 1º maggio per l’acciaio; quattro anni dopo, il 25 marzo del 1957, a Roma fu firmato il Trattato che istituì la Cee (Comunità economica europea) felice madre nel 1992 dell’Unione europea. In quell’occasione fu anche istituita la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom) a dimostrazione della volontà di indipendenza da ombrelli atomici altrui.

Il significato politico del Trattato di Parigi sopravanza di gran lunga le motivazioni economiche, tant’è che furono stilati protocolli per la Corte di Giustizia (creata nel 1952) e per il Consiglio d’Europa (istituito tre anni prima senza la Germania).

La Ceca fu il primo atto comune europeo per il quale ciascun Stato rinunciava ad una parte della propria sovranità per il perseguimento di scopi comuni.

La costruzione dell’Europa politica procede a rilento perché le cessioni di spazi di sovranità sono più facili quando si tratta di quattrini (l’Europa dei bottegai, spesso citata a sproposito) e si fanno più difficili quando le prospettive di guadagno non sono immediatamente calcolabili.

 

 

 

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