Quella sporca guerra dei vaccini

In questo momento di sicuro c’è un solo dato e cioè che niente è sicuro. Nel mondo scientifico (cioè di quella parte onnipresente sui media) le opinioni sono più che variegate. Virologi nonché esperti delle materie afferenti alla malattia Covid-19 e ai farmaci e ai vaccini messi in campo per combatterla danno continuamente pareri contrastanti. Le strutture, i superorganismi come l’europea Ema (European medicines agency) o l’italiana Aifa (Agenzia italiana del farmaco), danno indicazioni che terrorizzano la gente oppure ingenerano confusioni ed incertezze.

Non c’è una “voce” che parla con chiarezza. Sono tutti “oracoli” che, come succedeva nell’antichità, vanno interpretati per comprenderne il messaggio: vano sforzo, perché sono ambigui. Inutile fare esempi. In questo stesso momento alcuni dei tanti “oracoli” salottai televisivi stanno spiegando, chiarendo, precisando senza spiegare, chiarire, precisare alcunché.

Nel marasma generale, un dato con maggiori probabilità di essere certo pare sia quello relativo ai quattrini.

C’è una tabella che riporta i prezzi dei vaccini in commercio. Salta subito agli occhi un grosso divario dei prezzi e viene facile osservare che quelli che costano di meno sono accusati di ammazzare la gente invece di curarla.

La tabella è di “Statista“, una business platform fondata circa quindici anni fa in Germania. Fornisce dati di mercato e di consumo ed ha un migliaio di dipendenti con uffici da New York a Singapore, da Amburgo a Milano, da Londra a Parigi. È una organizzazione ad alta credibilità.

La tabella (qui riprodotta) mostra come l’antivirus “ChAdOx1 nCoV-2019”, noto in Italia come AstraZeneca, costi soltanto 4 dollari a dose. Gli inglesi si sono tutti vaccinati con questo antivirus (elaborato all’Università di Oxford) spendendo pochi soldi, dunque.

Il più costoso, ben 37 dollari, è il “mRNA-1273”, noto come Moderna, il nome dell’azienda statunitense che lo produce.

Un altro vaccino a basso costo è il “JNJ-78436735”, noto come Johnson&Johnson: 10 dollari.

A metà classifica, più o meno, c’è il vaccino “BNT162b2”, che tutti conoscono come Pfizer. La tabella va aggiornata: costava 20 dollari a dose, adesso ne costa 23 e di dosi ce ne vogliono tre. Pare che l’azienda (in verità sono in due: l’americana Pfizer e la tedesca BioNTech) stia stringendo accordi per distribuire il vaccino anche nel 2022 per “rafforzare” le difese immunitarie. Probabilmente, vorranno vendere il vaccino per tutti gli anni a venire (come già si fa per il vaccino antinfluenzale).

Stiamo parlando di miliardi di dollari. Pfizer è una delle più grandi biofarmaceutiche al mondo (dal 1955 opera anche in Italia), un gigante a fronte del quale perfino la grande multinazionale anglo-svedese (AstraZeneca, cioè) fa la figura del nano.

Gli altri vaccini, il CoronaVac (dell’azienda cinese “Sinovac”) a 30 dollari, e il russo Sputnik V a soli 10 dollari, debbono faticare non poco per imporsi sul mercato.

Perché di questo si tratta: è una spietata sporca guerra per dominare ed escludere dal mercato i concorrenti.

 

 

 

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