Fötus im Uterus von Leonardo da Vinci, 1510 (Windsor Castle, Royal Library)

Leonardo, una brutta fiction di propaganda omosessuale

Perché chiamarlo “Leonardo”? Per raccontare le vicende di un artista omosessuale, sarebbe stato sufficiente chiamarlo “Cicciantonio”. Rappresentare il genio italiano più famoso nel mondo come una “checca isterica“, è stato un brutto servizio sia per i gay, che vogliono anche figli da educare, e sia per gli adolescenti che non sono sufficientemente attrezzati a distinguere tra verità e menzogne.

Volevate esaltare un omosessuale con il dono della creatività ma costretto a fare i conti con il potere? Facevate una fiction su Pasolini, per esempio, e sui suoi conflitti con il Partito comunista e con i benpensanti disgustati dall’omosessualità.

L’educazione al rispetto dei “froci” e la lotta all’omofobia sono il portato della società contemporanea e non è nemmeno certo che sia giusto opporre resistenza. Però ci sono mille modi per trasmettere il messaggio e risulta davvero incomprensibile la mistificazione operata ai danni di Leonardo da Vinci.

L’unica motivazione è nella natura dello showbiz: fare rumore, fare chiasso, scatenare polemiche, superare il rumore di fondo e ottenere il massimo dell’attenzione. Va bene per i falsari – chiamarli sceneggiatori sarebbe esagerato – che così potranno rilasciare interviste o addirittura scrivere un libro intitolato “Il nostro Leonardo“; va bene per gli attori che diranno la loro con grande passione; va benissimo per i produttori, che possono aggiungere al curriculum (bancario) una fiction di successo. Se questi signori avessero letto qualcosa sulla vita di Leonardo (non “La rinascita degli dei” di Mereskovski, fuori della loro portata) o qualcuna delle tante raccolte i pensieri e massime di Leonardo (ovviamente le edizioni con la “traduzione” in italiano corrente) si sarebbero rannicchiati in un angolo a piangere. I più sfrontati avrebbero strillato che la loro “lettura” della incredibile (quasi quanto il suo genio) vita di Leonardo gettava una luce diversa illuminando tanti lati oscuri e misteriosi.

Sulle fesserie e sulle menzogne manco vale la pena parlare. Non c’è un solo momento in tutte le puntate nel quale emerga la possente figura di Leonardo. Un traumatizzato, timido, introverso, omosessuale che fa le cose per ripicca oppure non le fa per mancanza di fiducia in sé stesso. Un pittore dagli esperimenti falliti (a proposito, non sopravvisse l’affresco della Battaglia di Anghiari, ma nemmeno Michelangelo completò la sua Battaglia di Cascina), un artista invidioso e geloso, un orso che odia le feste: ecco il personaggio televisivo. Leonardo fu, tra le altre cose, un gran giocherellone. Si divertiva a far fare ohhhh! alla gente. La sua vita fu avventurosa e densa di soddisfazioni. La fama e il prestigio di cui godeva gli consentivano cose a quei tempi mai viste, come, per esempio, trattare a tu per tu con Francesco I, re di Francia.

Per quanto riguarda l’omosessualità l’unica prova è la dichiarazione di Sigmund Freud che disse di lui che era un omosessuale latente e che in una lettera alla madre di un omosessuale scrisse che molti personaggi erano stati omosessuali ed elencava Leonardo, Michelangelo e Platone.

Ah! una succosa fiction su Michelangelo con appassionati baci a scalpellini e prostituti (ma per battere Leonardo dovranno infilare un po’ di nudi e natiche maschili). A quando la nuova creazione cosicché i nostri giovani, mai bastantemente ignoranti, potranno inghiottirla come verità?

Annotazione finale. L’espressione “checca isterica” la sentii da “Cleopatra“, il frocio che dominava al Colosseo quando ancora non c’erano i cancelli (e quando i froci tra loro si salutavano ciao, frocia, al femminile). Per Cleopatra la checca isterica era un sindaco che, secondo lui, aveva tradito la confraternita.

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