Sulle minoranze il peso della vita. Gli altri sopravvivono.

Ci sono moderni (e falsi) anacoreti che si dicono immuni al contagio materialista. Sono egoisti senza speranza. Pensano esclusivamente al proprio piacere. Godono nel pensare di essere superiori alla massa che corre appresso a povere cose materiali. Sono persone che servono sé stesse, tant’è che scrivono libri e vanno in televisione a vendere la ricetta della felicità.

La gente ammira questi piazzisti del benessere spirituale e qualcuno riesce anche a riempire il vuoto lasciato dall’abbandono del confessionale.

La maggioranza dei giovani s’è sempre indirizzata nella ricerca del piacere. La caccia al divertimento è dai tempi dei tempi la massima attività giovanile. Allo stesso modo la gente pensa ai fatti propri da quando campava sulle palafitte e pure da prima.

L’esempio delle madri spartane che dicevano ai figli di tornare vincitori o morti («Torna con lo scudo o sopra lo scudo») è una delle poche eccezioni. Di solito le mamme, anche coeve delle donne di Sparta, consigliavano ai figli di starsene da parte, di non immischiarsi, di non rischiare. Nell’Iliade, la moglie di Ettore, Andromaca, implora il marito di non andare in battaglia e di pensare piuttosto al figlio che ha bisogno del padre e a lei stessa che resterebbe vedova indifesa.
E’ umano, direbbe Parini, ma non giusto.

Semplificando, si potrebbe direo che oggi Ettore non ci metterebbe molto nel farsi convincere dalla moglie a tornare a letto a guardare la partita.

E come mai andiamo e veniamo dalla Luna? Accanto alla gente normale, attaccata all’esistenza per quanto pietosa sia, c’è costantemente un piccola schiera di uomini, a volte anche di donne, (per i transgenici si vedrà fra qualche decennio) che rischiano in prima persona, che ingaggiano battaglie impossibili, che muoiono per un sogno.

E’ grazie alle minoranze, perché nelle umane vicende sono quelle ad alzare l’asticella, che noi oggi godiamo di tanti immeritati privilegi.

Coloro i quali hanno spinto il genere umano fin nello spazio siderale hanno nomi ai quali abbiamo dedicato monumenti e piazze. Ce ne sono alcuni dei quali ignoriamo l’identità e allora parliamo – erroneamente – dell’Uomo e perciò diciamo che l’uomo inventò la ruota, per esempio. Se fosse andata così, noi avremmo trovato la ruota fra le popolazioni africane, per dirne una. La realtà è che alcuni popoli si sono sviluppati e altri sono stati fermi o, senza ruote, si sono trascinati. Diciamo che Guglielmo Marconi inventò la radio e che l’Uomo inventò la ruota per il semplice motivo che il nome dell’inventore della ruota non ci è stato tramandato.
Il fatto è che c’è una persona – o un gruppo – che fa le cose e c’è poi la maggioranza che svolge la stessa funzione dell’humus, cioè si decompone rendendo così fertile il terreno che genera buoni frutti.

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