ANKARA-TRIPOLI. La sedia rapita affonda le navi libiche

Cosa si sono detti in Turchia il presidente Recep Tayyip Erdogan e i rappresentanti dell’Unione europea? Non si sa.

Cos’ha risposto il primo ministro libico Abdul Hamid Dbeibah alla richiesta del presidente del Consiglio italiano Mario Draghi di riaprire le trattative per il recupero dei crediti? Non si sa.

Entrambi gli avvenimenti sono stati coperti dal clamore mediatico scoppiato ed alimentato da fatti collaterali.

Cominciamo dalla Libia, dove il presidente Draghi ha elogiato il lavoro della guardia costiera libica. Non ha detto soltanto questo, ma su questo si è scatenato il putiferio. Ma come? Draghi non sa che le motovedette libiche affondano i barconi dei migranti? Non sa che i campi profughi in Libia sono lager di sterminio? I circoli intellettuali, gli ambienti politici e varie Organizzazioni non governative (Ong) hanno attaccato Draghi. Il giorno in cui si racconteranno le tappe che avranno portato alla caduta del governo oggi in carica, senz’altro si partirà dalla “complicità” di Draghi con i libici sterminatori.

Lasciamo stare intellettuali embedded e politicanti chiacchieroni e soffermiamoci sulle Ong. È noto che ci sono Ong costruite a bellaposta per infiltrare 007 all’estero. Portare medicinali e vettovaglie a popolazioni bisognose è un ottimo Cavallo di Troia per prendere informazioni, comprare informatori e organizzare rivolte. Ci sono Ong finanziate da pescicani della finanza internazionale per i propri interessi o anche per comprarsi un passaggio in Purgatorio, com’era uso soprattutto nel Trecento tra i ricchi mercanti e usurai che sul letto di morte donavano alla Chiesa in parte o per intero i loro beni terreni.

Ci sono Ong formate da crociati combattenti per la foca monaca o per gli indios amazzonici. Sono i missionari dei nostri tempi, hanno una mistica fede in Madre Natura e nei suoi figli animali, sono nemici irriducibili del mondo moderno.

Le Ong che organizzano crociere nei nostri mari, impiegando il tempo a cercare contatti via radio con i barconi dei trafficanti di carne umana, sono un fritto misto. Hanno elementi sotto copertura incaricati da vari governi o da multinazionali di compiti specifici, ospitano giovani anime affamate d’avventura e sono finanziati da pescicani d’ogni genere. Tutte le Ong, comunque, fanno politica. E intervengono sulle politiche interne dei Paesi coinvolti dalle loro “missioni”. Bocciano una legge, attaccano un governo, invocano la solidarietà internazionale e promuovono perfino il Papa quando ha l’intelligenza di ripetere i loro slogan. È molto probabile, quindi, che gli attacchi a Draghi siano stati ispirati da quegli stessi circoli francesi che coinvolsero l’Italia nell’omicidio di Gheddafi per strapparle la primazia in Libia e che oggi sono preoccupati dalla voglia italiana di riprendersi i privilegi perduti.

La pantomima di Ankara, recitata sulla sedia rapita invece che sulla seicentesca secchia, ha un’unica lettura e riguarda il potere.

Il presidente turco Erdogan ha lasciato senza poltrona la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per mostrare ai milioni di musulmani che ancora non lo votano come tratta le donne anche se sono straniere. La copertura gliel’ha assicurata il protocollo, dato che nella scala gerarchica ufficiale dell’Ue la carica della presidente viene dopo quella del presidente. Il protocollo vale quanto una legge: in Italia c’è il Quirinale, poi il Senato, poi la Camera. In Europa c’è prima il Parlamento europeo, poi il Consiglio europeo, poi il Consiglio dell’Unione europea e, al quarto posto, la Commissione europea. Come in Italia, il presidente del Consiglio è più “forte” degli altri presidenti, così in Europa la Commissione è in realtà al primo posto.

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha applicato il protocollo ed ha occupato con una repentina falcata l’unica poltrona a disposizione; ha così rivendicato il superiore ruolo del Consiglio. È una vecchia e diuturna lotta fra poteri all’interno dell’Unione europea, ma – è meglio ripeterlo – sta di fatto che la Commissione ha oramai un ruolo preminente in quanto governo dotato di grandi poteri. Lo sanno anche i turchi che non corre buon sangue tra Consiglio e Commissione e ne hanno approfittato. I classici due piccioni con la superclassica fava.

Facciamo finta che la politica non c’entri.

Come avrebbero commentato i media, se il presidente Michel avesse ceduto la poltrona per galanteria? Probabilmente avrebbero tutti puntato il dito contro il paternalista sessista belga per aver trattato la valchiria tedesca come si faceva quando le donne erano ancora il sesso debole. Il machismo a fini elettorali del turco sarebbe stato oscurato dal neomaschilismo made in Ue e con la stessa intensità con la quale la poltrona rapita ha cancellato i rimproveri al filolibico Draghi. In pratica, le motovedette libiche sono state affondate dalla pantomima turca. È l’informazione d’oggi, bellezza. Gossip scaccia gossip.

 

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