Chi era quel tipo dall'aria straniera che insisteva per vedere i piani?

SPIONAGGIO. Ci hanno rifilato un “pacco” da cinquemila euro

Cinquemila euro? Il prezzo di due “Baguette” di Fendi? Volete per davvero che la gente creda che preziosissime e segretissime informazioni sulle teletrasmissioni Nato valgano il costo di due borsette?

L’immediato risultato della fantastica operazione di controspionaggio è che la gente – teleutenti e cliccatori di social – adesso sa che la Russia è un nemico. Di conseguenza, fa bene l’Agenzia europea per i medicinali (EMA – European Medicines Agency) a bloccare il vaccino “Sputnik“: esso è un prodotto del nemico e hai visto mai che sia un trucco per farci ammalare di più?

Già il nome ricorda agli americani (nostri padroni anche se gli spaventapasseri della politica li chiamano “alleati”) la brutta sconfitta del primo satellite sparato nello spazio dai sovietici. Avevo 10 anni e ricordo l’esultanza dei compagni di Salerno per il glorioso successo della grande madre comunista. Non ci vuole molto per capire come mai a Mosca abbiano deciso di chiamare con lo stesso nome anche il vaccino anti-convid (per i distratti, ricordiamo che sputnik significa “compagno di viaggio”).

La superpotenza – che ci sia un Trump o un Biden poco cambia – applica la vecchia regola del “Non parlate al manovratore” e non sopporta interferenze. La Russia – di Putin, perché lì la persona ancora conta – ha impedito a Tel Aviv di mettere la mani sulla Siria e si sa che ciò che non sta bene a Israele non va bene nemmeno per gli Usa. Mosca blocca l’espansionismo israeliano, limita l’influenza di Washington sui Balcani, sul Medioriente e nel Nordafrica. Per sovrammercato, stringe patti con la Ue e penetra nell’Africa subsahariana. Ha ragione, dunque, la coppia Washington-Tel Aviv: Mosca è una spina nel fianco; tocca rimuoverla prima che provochi un’infezione.

Assodato che la geopolitica ci dice che è in atto un assedio e che l’Europa vi prende parte insieme con la Cina (Paese che, com’è noto, è campione di libertà e diritti civili), vediamo dappresso la vicenda del capitano di fregata (un tenente colonnello, per capirci; tremila euro di stipendio-base) Walter Biot, acchiappato mentre intascava una bustarella di cinquemila euro.

La dinamica raccontata dovrebbe far riflettere, ma viviamo in tempi in cui la riflessione è quella dello specchio mentre il fighetto si disegna le sopracciglia e perciò diventa difficile comprendere anche le cose più evidenti.

Chi ha arrestato l’ufficiale della Marina? I Ros (Raggruppamento operativo speciale), cioè i carabinieri. Da quando l’Arma fa controspionaggio ci era ignoto. Ci avevano detto (dopo le riforme per ripulire i “Servizi deviati”) che il controspionaggio fosse compito dell’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna). Che l’Aisi sia una struttura supersegreta lo sanno anche i residenti dell’Esquilino a Roma. Quando i Servizi occuparono e ristrutturarono il palazzone delle Casse di Risparmio Postali, quelli dell’Aisi non lasciarono la loro vecchia sede di Piazza Zama. Come mai? Perché il controspionaggio è una cosa seria ed è meglio che si tenga defilato.

A questo punto, a noi poveri mortali ai quali non è dato conoscere le segrete cose, zompa un interrogativo nella testa: vuoi vedere che i carabinieri hanno rotto le uova nel paniere ai nostri 007? Ci raccontano che sono stati gli 007 dell’Aisi a passare l’arresto alla Benemerita, ma ha tutta l’aria di una “pezza”. Il vecchio vizio del Palazzo, nel quale quelli del primo piano non sanno cosa combinano al secondo, etc. mentre al piano attico il corridoio non favorisce lo scambio di informazioni tra le stanze, ebbene questo vecchio vizio emerge proprio dall’operazione dei Ros, diventati d’un subito, agenti di controspionaggio.

Altra considerazione imposta letteralmente dal racconto mediatico: un’informazione pagata cinquemila euro fa pensare ad un “pacco” (Nanni Loy ne fece un divertentissimo film) confezionato per fregare i servizi segreti russi e l’ufficiale arrestato (il quale s’è avvalso della facoltà di non rispondere) potrebbe aver ricevuto segretamente l’incarico di “vendere” segreti di Pulcinella.

E sì. Qua arriviamo al nocciolo della questione. I servizi russi – quelli che bucano le reti superprotette di mezzo mondo, quelli che intervengono nelle elezioni statunitensi e via hackerando – avevano bisogno di informazioni da quattro soldi per conoscere gli impianti di teletrasmissioni Nato? Ne discende che il “pacco”, lo avevano confezionato a Mosca per avere a disposizione qualcuno da ricattare al momento opportuno per avere “vere” informazioni.

Altro elemento (e mi fermo qui per evitare denunce) da ponderare è il seguente: è abitudine dei servizi segreti di tutto il mondo controllare le attività di spionaggio in modo da trarne un utile al momento del bisogno. Se, per esempio, i nostri Servizi (in questo caso quelli dell’AiseAgenzia informazioni e sicurezza esterna) hanno qualcuno infiltrato a Mosca, a breve i russi ci renderanno la pariglia arrestando un paio di spioni italiani.

La convinzione che la “scoperta” del traffico messo su (“per bisogno di soldi“, ha dichiarato la moglie dell’ufficiale, visto che hanno ben 4 cani a carico, oltre ai figli) sia stata ordinata dai padroni per convincere gli italiani che il loro nemico sta sempre a Est (ma senza superare l’Ussuri), scusate se è poco, ma rimane.

Vedremo prossimamente gli sviluppi. E certamente ne vedremo delle brutte.

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