PASQUA. Tutto cominciò con la strage degli egiziani

Perché la data della Pasqua cambia di anno in anno? Perché dipende dai cicli lunari. E come mai i cristiani per la risurrezione di Gesù guardano alla luna invece che al sole? La spiegazione la troviamo nelle radici della festa. In origine, infatti, la Pasqua era la celebrazione ebraica della strage dei primogeniti egiziani, a cominciare dal figlio del Faraone, e dell’immunità garantita ai primogeniti ebrei dal sangue d’agnello steso sulle porte. Il dio sterminatore passava oltre quelle porte senza uccidere. Pasqua, appunto, in ebraico significa “passare oltre”. Giacché il calendario ebraico si basava sulle fasi lunari (e sulle stagioni), anche i cristiani, per calcolare il giorno della risurrezione, guardavano al primo plenilunio di Primavera per contare sette giorni all’evento. Presso gli ebrei c’erano dei sacerdoti addetti all’osservazione della luna e ad annunciare la luna nuova per l’inizio di un nuovo mese.

Non è straordinario che una festa cristiana sia innestata su una festività precedente. La sostituzione progressiva della Madonna, per esempio, a divinità femminili greco-romane o, come nel caso della Madonna Nera a divinità siro-egiziane, ha consentito ai fedeli di culti antichi di passare ai riti cristiani senza scosse. La nascita di Gesù, come tutti sanno, fu fatta coincidere con il Solstizio, quando era costume delle genti indoeuropee salutare il Sole e la sua vittoria sulle tenebre.

Tutti i riti cristiani sono copia e incolla di riti precedenti e di altre religioni. La Pasqua non fa eccezione.

Al riguardo, va aggiunto che gli ebrei celebravano quel “passare oltre” come il giorno della liberazione (il Faraone s’era convinto di non poter continuare a combattere una divinità tanto potente e aveva permesso agli ebrei di andarsene) e i cristiani celebrano il massimo sacrificio di Cristo per liberarli dal peccato originale.

Leggiamo nell’Antico Testamento (Esodo, capitolo 12): «…Preso un po’ del suo sangue (dell’agnello; ndr), lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare… In quella notte io passerò nel paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d’Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il Signore! Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione, lo celebrerete come un rito perenne».

Anche la Pasqua ebraica si è sovrapposta, però, ad un rito più antico, e cioè al benvenuto tributato all’Equinozio di Primavera.

Negli scorsi anni, avevo pubblicato un documento che qui riassumo. Il “Corriere di Napoli e di Sicilia”, giornale che si pubblicava ai tempi della Repubblica Napoletana, riportò il 9 Germinale anno 7 della Libertà (29 marzo 1799) un articolo sulle origini della festa di Pasqua.

Il redattore di due secoli fa, dopo aver raccontato della “promozione” dell’Ariete alla testa del calendario («Esso fu, e lo è ancora, il primo de’ segni del Zodiaco, che la terra percorre nella sua rivoluzion annuale»), spiegava che «la festa dell’Ariete, o della regenerazione apriva l’anno nuovo. I Preti, e i Bardi d’allora, che avevano in lugubri accenti cantato l’allontanamento del Sole, che figuratamente chiamavano la sua morte, riempivano i tempj, le Città, e le campagne de’ loro cantici d’allegrezza nel suo ritorno, e nella risurrezione dell’Emisfero».

«Tutta la Nazione – scriveva il “Corriere di Napoli e di Sicilia” – era in moto; si facevano, e si ricevevano scambievoli visite; si donavano con profusione i dolci del tempo; si facevano de’ regali, e degli auguri in abbondanza».

Quali erano quei dolci? «Delle focaccie in forma circolare rappresentavano la rivoluzione dell’anno. Delle uova, sulle quali erano delineati due cerchi, che s’incrociavano, figuravano il globo terrestre coll’Equatore, e ‘l Meridiano».

Ma le “coincidenze” non finiscono qui. «Si tingevano – leggiamo sul giornale – col sangue dell’agnello pasquale le pubbliche piazze, e le porte delle abitazioni. Si faceva un festino domestico, nel quale mangiavasi il giovane Ariete. Questa cerimonia dell’antica religione, era ancor in vigore nell’Egitto, quando Mosè ne uscì cogli Ebrei per andar in cerca di un novello soggiorno, e fondar un altro stato».

Fu Mosè, dunque, che «sull’equinozio di primavera volle istituir una festa del passaggio, una Pasqua».

«Il Fondatore del Cristianesimo – continuava il giornale – ha cangiato l’oggetto del sacrifizio, dividendo il pane a’ suoi Apostoli, e presentando loro il Calice dell’Eguaglianza. Voll’egli ancora, che si celebrasse presso i popoli Cristiani la festa del passaggio dalle tenebre alla luce, e la risurrezion di Gesù, del Sol di giustizia, morto sopra la Croce: e prescrisse, che si mangiasse nella Pasqua il sacro agnello, il celeste montone».

La stratificazione di ricorrenze e narrazioni, che nel corso dei millenni s’è formata sulla festa dell’Equinozio di Primavera, mostra come ci sono momenti antichi dai quali tutto origina.

C’è un’altra tradizione pasquale ed è quella delle grandi pulizie. Nell’Antica Roma, il santuario di Vesta era aperto esclusivamente alle donne in un periodo compreso tra il 7 e il 15 di giugno. Il 15 si facevano le pulizie rituali. Quel giorno nel calendario veniva segnato con le lettere QSTDF, cioè Q(uando) ST(ercus) D(elatum) F(as) (il giorno è propizio dopo che è stato eliminato il letame). Dico “propizio” ma il dies fas era molto di più, era l’espressione della volontà divina.

Per Georges Dumézil il rito delle pulizie trovava origine nel fatto che «una società pastorale accampata doveva pulire dallo stercus delle mandrie il sito del suo fuoco sacro». E chi erano le Vestali se non le vergini custodi del fuoco?

Se prestassimo attenzione agli strati sovrapposti, che compongono il nostro passato, troveremmo più di una porta per uscire dalla confusione nella quale siamo immersi. La confusione (i danni della globalizzazione sono un di più) dipende dalla scarsa conoscenza della propria identità.

 

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close