LA FRECCIA ETERNA. Dal mouse all’ossidiana e ritorno

La donna abbandona tutti e si mette in cammino per unirsi ad altri compagni. C’è una sorta di rito di iniziazione da rispettare, poi è accolta senza riserve dai nuovi compagni. Anche il maschio fa lo stesso: va alla ricerca di nuovi orizzonti. Cambiare, ricominciare, rifarsi una vita, la vita associativa è scandita da queste parole d’ordine. I tempi nei quali gli individui restavano legati a rapporti che duravano l’intera loro esistenza sono belli che finiti. Lo slabbramento della famiglia è il segno dell’ora presente, è un’altra delle malefiche conseguenze della globalizzazione; dicono moralisti e soloni (semmai con qualche divorzio alle spalle). Non è così. Andando indietro, ma molto molto indietro, ritroviamo la stessa donna: ella è una raccoglitrice. Siamo in pieno Neolitico, negli anni che vanno all’incirca dal 10000 al 3500 a.C. Le donne raccolgono bacche, erbe e frutti. Gli uomini vanno a caccia oppure sono pescatori. Vivono insieme in piccoli gruppi.

Un’altra caratteristica li avvicina a noi: prove archeologiche (con gli inevitabili paralleli etnologici) provano che nelle comunità di cacciatori e di raccoglitrici di cibo, c’era una mescolanza di individualismo primitivo insieme con un collettivismo ugualmente primordiale. A ben guardare, dunque, si scoprono incredibili somiglianze tra le nostre società e quelle preistoriche. Si potrebbe dire che dalle punte di freccia d’ossidiana dei nostri antenati al puntatore del mouse è stato un continuo rincorrersi in tondo. Viene in mente il serpente simbolo dell’eterno ritorno, come si vede nell’immagine di un pittura egizia pubblicata qui sopra. E viene in mente il serpente arrotolato intorno al collo dell’aquila, che “vediamo” in “Così parlò Zarathustra“, somma e sintesi della visione di Nietzsche.

A proposito dei paralleli etnologici, gli studiosi notarono che presso gli eschimesi del Canada ciascun individuo o anche piccole famiglie, come riporta Fritz Heichelheim, potevano stare per un anno in relazione con una certa tribù e l’anno successivo passare ad un’altra distante centinaia di chilometri in piena libertà e senza seguire regole speciali.

A differenza, pertanto, delle società successive, quelle che si svilupparono nelle civiltà rurali, la famiglia non era un’unità stabile. All’epoca dei cacciatori-pescatori e delle raccoglitrici esisteva un sistema per cui le famiglie in rapporti di amicizia potevano scambiarsi le femmine stabilmente o per periodi determinati. In definitiva, e qui interviene un’altra somiglianza con l’oggi, il concetto degli legami di sangue e di tribù coesisteva con quello della libera associazione provvisoria con qualsivoglia altra tribù.

Durante il Neolitico, ci fu una fase, rivelata dall’analisi dei pollini, contraddistinta dalla campicoltura con le prime forme di cerealicoltura. Al riguardo, va rilevato che la donna perse la preminenza che s’era conquistata con la zappa, cioè quando aveva imparato a curare l’orto affrancandosi dai quotidiani compiti di raccoglitrice. In più, la possibilità di avere a portata di mano e, soprattutto, costantemente del cibo aveva minato la prevalenza della caccia che non sempre era fruttuosa. L’avvento della vanga e dell’aratro, strumenti per i quali era necessaria una notevole forza fisica, segnò la fine di quelle prime forme di matriarcato.

Un dato irripetibile. Oggi non c’è niente che la femmina non possa fare al pari del maschio.

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