USA-CINA. Dall’Alaska verso l’accerchiamento di Mosca

L’accerchiamento della Russia va completato con un accordo con la Cina comunista. Gli Usa di Joe Biden continuano nella strategia di isolamento di Mosca. La goccia determinante (quella che fa traboccare il classico vaso) è stato il vaccino “Sputnik” che ha messo in secondo piano la tecnologia made in Usa. Questa Russia che non è più la superpotente Urss è comunque fastidiosa: rompe le uova nel paniere israelo-americano in Siria, tanto per dirne una. E così in Alaska, ad Anchorage, il primo vertice Usa-Cina ha raggiunto utili (ad entrambi) convergenze su Iran, Afghanistan e Corea del Nord. Al di là delle dichiarazioni ufficiali sui colloqui sempre franchi cordiali schietti costruttivi e bla bla, è stato preparato l’incontro il prossimo 22 aprile tra il presidente Usa e il leader supremo Xi Jinping. Non è uno sfottò, il titolo ufficiale è proprio leader supremo e non potrebbe essere altrimenti considerando che è presidente della Repubblica Popolare Cinese, presidente della Commissione militare centrale e, non da ultimo, segretario generale del Partito Comunista Cinese.

Se queste grandi manovre hanno che fare con antichi adagi tipo “il nemico del mio nemico è mio amico” o “alleati con il nemico più lontano per battere il nemico più vicino“, finiranno male e a rimetterci di più saranno gli americani. Le distanze geografiche sono state da temo annullate dal bit e la geopolitica non è più quella di una volta (sul serio e non come le stagioni).

I media di tutto il mondo hanno seguito da vicino l’andamento degli incontri di Anchorage sparando titoloni sulle accuse reciproche e sul clima da guerra fredda. Tutte chiacchiere, fuochi pirotecnici per rubare entusiastici ohhhhh! ciascuno al proprio “popolo”. Se non ci fossero stati accordi precisi, stretti nottetempo cioè in piena segretezza, non ci sarebbe stato l’appuntamento di Anchorage. Dell’iter seguito abbiamo soltanto i comunicati ufficiali della Casa Bianca su una conversazione telefonica svoltasi a febbraio tra Joe Biden e Xi Jinping. L’incontro tra i due programmato per aprile (anche se i media lanciano allarmi al riguardo) si svolgerà nell’ambito della conferenza sul clima voluta dal presidente Usa deciso a smantellare la politica seguita dal suo predecessore. Un tempo c’era il ping-pong, oggi non è più di moda o, comunque, non è “forte” come i cambiamenti climatici con annessi effetto serra, plastificazione dell’orbe terracqueo e simili proposizioni apocalittiche.

In questo momento, escludendo cioè gli obiettivi strategici, i cinesi vogliono vendere i loro vaccini anti-covid con il consenso di Washington, per esempio. Una richiesta imbarazzante, considerando che la Cina, nel 2020 (in piena epidemia), ha sorpassato gli Usa nei commerci con l’Ue: import dalla Ue +2,2% (202,5 miliardi di euro) export verso la Ue +5,6% (383 miliardi di euro). L’interscambio tra Eurozona e Cina è stato quindi di 586 miliardi di dollari, mentre è sceso a 555 miliardi quello verso gli Stati Uniti.

La parte del mondo che è più vicina al Drago cinese (Giappone e Australia in primis) è preoccupata e si arma ad ogni buon conto. Chissà come la vedono questa strana coppia Usa-Cina! La Russia sconta di essere l’erede dell’Unione sovietica, la superpotenza Male Assoluto, e Putin dovrebbe pagare secondo Washington la volontà di svolgere un ruolo determinante sia pure come potenza regionale.

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