EUTANASIA. Sì della Spagna, protestano Chiesa&soci

Una volta si chiamava la Cattolicissima Spagna. La guerra per l’unificazione dei regni portò alla cacciata dei Mori (la Chiesa di Roma aveva decretato che quella guerra avesse tutti i privilegi delle crociate) e la regina passò alla Storia come Isabella la Cattolica. Con l’approvazione della legge sull’interruzione volontaria della vita, la Spagna s’è levata il mantello postole sulle spalle dai papi. Guardando ai numeri, però, si vede la spaccatura tra l’antica e la nuova Spagna: 202 deputati hanno votato sì a fronte di 141 no.

Dando uno sguardo a lo vasto mondo, l’eutanasia è ancora minoritaria; è infatti legale soltanto in Svizzera, in Nuova Zelanda, in Canada e nel Benelux.

Ovviamente la Chiesa e i partiti dell’opposizione (al governo ci sono i socialisti) cioè il Partito popolare e Vox, partito populista nonché contrario alle autonomie, faranno il possibile per incoraggiare l’obiezione di coscienza. Tra tre mesi la legge entrerà in vigore e si vedrà. Le norme garantiscono la libertà di chi chiede il suicidio assistito o l’eutanasia: il malato dovrà presentare la richiesta due volte nell’arco di quindici giorni. Una commissione di medici e giuristi deciderà entro 19 giorni dalla richiesta se dare il via libera o meno. In qualunque momento, il malato potrà cambiare idea.

Il segretario generale della Conferenza episcopale spagnola monsignor Luis Argüello Garcia ha dichiarato:«Non bisogna mettere da parte la cultura della vita, ma, contro quella della morte, prendersi cura dei sofferenti, dei malati terminali con tenerezza, vicinanza, misericordia e incoraggiamento per tenere viva la speranza in quelle persone che sono nell’ultimo tratto della loro esistenza e che hanno bisogno di cure e conforto». La speranza in un miracolo, ecco l’unica speranza che resta ad un malato terminale. E chi non crede ai miracoli come si potrà convincere a rassegnarsi all’accanimento terapeutico? Perfino, San Wojtyla lasciò l’ospedale quando capì che le cure erano inutili. Non fu una rinuncia volontaria?

Il presidente della Pontificia Accademia per la Vita monsignor Vincenzo Paglia ha dichiarato: «La Pontificia Accademia per la Vita sostiene la necessità di diffondere le cure palliative… Dobbiamo essere umani, stare accanto a chi soffre, non lasciarlo nelle mani di una disumanizzazione della medicina o nelle mani dell’industria eutanasica».

Smantella oggi, distruggi domani, non c’è rimasto quasi niente del vecchio mondo. Lo Stato è stato ridotto a poco meno di un amministratore di condominio. E’ alquanto risorto grazie alla pandemia (e perché è tornato ad essere un ricco Pantalone imbottito di quattrini), ma resta un simulacro di Stato. I partiti sono diventati dei bungalow per pochi privilegiati pilotati da un solo nome. Il partito di una volta, quello con le sezioni, i ciclostilati, i congressi cittadini, i dibattiti accesi e infiniti, quel partito è finito. Oggi c’è il partito “leggero”: una decina di persone con un capo e alla via così (hanno in pochi deciso nel Pd di fare Enrico Letta segretario; non s’è candidato nessun altro e i piddini hanno acclamato). C’è una straordinaria facilità per cui si può impiantare un bel tendone da circo per un nuovo partito in poche ore. A livello economico c’è una confusione incredibile: tutti hanno ricette da proporre e tutti smentiscono le ricette altrui (vedremo le ricette di Mario Draghi). Se l’Italia fosse stato un Paese esterno ed estraneo all’Europa, saremmo già precipitati nell’inferno di una colonizzazione senza veli.

Ma torniamo all’eutanasia e ricordiamo quanto affermò già dieci anni fa Benedetto XVI, oggi papa emerito: «…quando i progetti politici contemplano, apertamente o  velatamente, la depenalizzazione dell’aborto o dell’eutanasia, l’ideale democratico – che è davvero tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana – è tradito nelle sue fondamenta».

In questo gli Italiani sono imbattibili: proclamano ipocritamente tutti i diritti possibili (da quelli degli animali a quelli dei gay) e fanno perfino leggi al riguardo, ma nella vita quotidiana per la maggioranza è tutt’altra faccenda.

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