La Cina fa paura e il Giappone importa il 124% di armi in più

All’apparenza, sembra che l’epidemia da coronavirus abbia ridotto anche il traffico mondiale di armi. Secondo il Sipri, l’Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca sulla pace (Stockholm international peace research institute), «l’impatto economico della pandemia di Covid-19 potrebbe vedere alcuni Paesi rivalutare le loro importazioni di armi nei prossimi anni. Tuttavia, allo stesso tempo, anche al culmine della pandemia nel 2020, diversi Paesi hanno firmato grandi contratti per armi importanti».

In due aree del mondo le importazioni di armi nel periodo 2016-2020 sono cresciute rispetto agli anni 2011-2015.

L’import in Asia-Oceania, è cresciuto del 42% a livello globale. Il Giappone ha aumentato le importazioni del 124%, mentre Taiwan ha inviato diversi ordini di acquisto di armi di grandi dimensioni agli Stati Uniti, anche per aerei da combattimento. «Per molti Stati dell’Asia e dell’Oceania, la crescente percezione della Cina come una minaccia è il principale motore delle importazioni di armi»: ha dichiarato Siemon T. Wezeman, ricercatore senior al Sipri. Secondo gli esperti dell’istituto di Stoccolma, in quell’area sono previste, nonostante la pandemia, importazioni più consistenti unitamente al fatto che alcuni Stati della regione mirano a produrre in proprio le armi principali.

L’altra area è il Medio Oriente che ha visto crescere l’import di armi del 25%; continua, dunque, a lievitare la “concorrenza” strategica regionale nella regione del Golfo.

L’Arabia Saudita, il più grande importatore di armi al mondo, ha aumentato le sue importazioni di armi del 61% e il Qatar del 361%. Per quanto riguarda gli Emirati Arabi Uniti, sono programmate diverse consegne di armi importanti, tra cui 50 aerei da combattimento F-35 dagli Stati Uniti.

L’Egitto ha aumentato del 136% l’import di armi. Sullo sfondo c’è la “controversia” con la Turchia per il petrolio nel Mediterraneo orientale. Il Cairo sta potenziando soprattutto le forze navali. Di contro, la Turchia ha diminuito l’import di armi del 59%, ma è un calo – dice il Sipri – dovuto in parte all’interruzione delle consegne da parte degli Stati Uniti di aerei da combattimento F-35 per ritorsione dopo che la Turchia aveva importato sistemi di difesa aerea russi e in parte alla decisione di Ankara di aumentare la produzione interna di armi importanti, proprio per ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Gli Stati Uniti rimangono il più grande esportatore di armi al mondo: la loro quota è passata dal 32 al 37% tra il 2011-15 e il 2016-20. Gli Usa hanno fornito armi importanti a 96 Stati nel 2016-20, molto più di qualsiasi altro fornitore. Quasi la metà (47%) dei trasferimenti di armi statunitensi è andata in Medio Oriente. La sola Arabia Saudita rappresentava il 24% delle esportazioni totali di armi statunitensi. Il secondo esportatore di armi al mondo, la Russia, ha aumentato l’export in Cina, in Algeria e in Egitto, ma ciò non ha compensato il forte calo delle sue esportazioni di armi in India. Il governo di New Delhi sta tentando di diminuire la dipendenza dalle armi russe e pianificando un programma diversificato d’import di armi su larga scala nei prossimi anni da una pluralità di fornitori.

Il terzo esportatore mondiale di armi, la Francia, ha aumentato l’export del 44% (ha una quota delll’8,2% delle esportazioni mondiali) con principali destinatari India, Egitto e Qatar, che hanno ricevuto insieme il 59% delle esportazioni di armi francesi.

Quarto player mondiale è la Germania che ha aumentato l’export di armi importanti del 21% tra il 2011-15 e il 2016-20 (ha il 5,5% del totale globale); i sui principali mercati sono stati la Corea del Sud, l’Algeria e l’Egitto.

Le esportazioni della Cina, il quinto esportatore mondiale di armi nel 2016-20, sono diminuite del 7,8% (ha il 5,2% delle esportazioni totali di armi nel 2016-20). Pakistan, Bangladesh e Algeria sono stati i maggiori destinatari di armi cinesi.

Israele ha aumentato l’export del 59% (ora ha il 3% del totale mondiale) di poco inferiore al Regno Unito che con un calo del 27% detiene il 3,3% delle esportazioni totali di armi.

C’è una competizione “pacifica” tra Tel Aviv e Mosca nell’area Armenia-Azerbaigian. Nel periodo 2016-2020, la Russia ha rappresentato il 94% delle importazioni di armi armene, mentre Israele ha rappresentato il 69% delle importazioni di armi dell’Azerbaigian.

Un’altra area dove c’è parecchia concorrenza è l’Africa subsahariana (Sudan, Ciad, Niger, Burkina Faso, Mali, Mauritiana): la Russia ha fornito il 30% delle importazioni di armi dai paesi dell’Africa subsahariana, la Cina il 20%, la Francia il 9,5% e gli Stati Uniti il 5,4%.

 

 

 

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