MYANMAR. Quei cattivi militari antidemocratici

In un filmato della BBC (https://www.bbc.com/news/topics/c302m85q5vzt/myanmar) si vedono poliziotti inginocchiati davanti alla suora inginocchiata. Si vedono scambi di inchini tra la suora e alcuni di loro.  Invece, abbiamo visto soltanto foto della suora inginocchiata e interviste rilasciate a ritmo di fabbrica del consenso. È stata una suora coraggiosa, la quale ha richiamato alla memoria del vecchio cronista il giovane in camicia bianca che si piantò davanti ai carri armati impiegati per reprimere i rivoltosi: era il 7 giugno del 1989 in piazza Tienanmen a Pechino. E chi se la ricorda più quella rivolta? Invece la Birmania, pardon, il Myanmar attira l’attenzione di tutto il mondo perché una giunta militare ha preso il potere il 1° febbraio scorso e sta reprimendo duramente le opposizioni. La famosa Aung San Suu Kyi è detenuta per possesso di walkie-talkie senza licenza e per violazione delle restrizioni sul coronavirus. È anche accusata di corruzione. Per i distratti, va ricordato che la signora aveva perso molto smalto internazionale per non aver impedito il genocidio dei Rohingya, una minoranza musulmana che parla una lingua indoeuropea del tutto estranea al birmano (a proposito, per non dire birmano, i testi ufficiali scrivono, in inglese, Myanmar language… pietoso, davvero pietoso).

La polizia picchia e spara, denuncia ed arresta; insomma, fa il lavoro per cui è pagata; come nel resto del mondo. Loro sono più cattivi perché uccidono al pari dei poliziotti nella democratica America? Sempre per i distratti, tocca ricordare che anche in Italia la polizia ha sparato e ucciso. Il minor numero di morti va ascritto all’addestramento delle forze dell’ordine di casa nostra, che, quando ammazzano, è sempre per errore e/o fatalità (i cosiddetti proiettili vaganti indicano, fra l’altro, il sofisticato livello di comunicazione). Per quanto riguarda la detenzione in attesa di giudizio, l’Italia non ha nulla da invidiare alla Birmania.

Però, ci dicono, noi abbiamo un governo democraticamente eletto. Qua il distratto è chi scrive: s’è perso sia la candidatura che l’elezione dell’attuale presidente del Consiglio. Peggio: s’è perso anche la candidatura e l’elezione del precedente. Meno male che non c’è una cattiva giunta militare! Qui abbiamo una buona giunta civile. Che però – scusate se è poco – non si differenzia granché in merito alle violazioni del coprifuoco, degli arresti domiciliari e della libertà vigilata imposte per la Covid. C’è dell’altro? Ci sono decisioni prese dal Sommo Colle finalizzate ad impedire le elezioni. La prassi venne inaugurata da tale Scalfaro Luigi Oscar che, per odio al miliardario che aveva rovinato la gioiosa macchina da guerra, non sciolse le Camere come avrebbe dovuto. Da quella volta in poi, la Costituzione materiale (che prevale sempre su quella scritta) legittima il presidenzialismo strisciante con la nomina di un premier (non, dunque, un semplice presidente del Consiglio) che può contare su una fiducia bulgara.

Il presidenzialismo sarebbe una mano santa per questo scassatissimo Paese, ma dovrebbe essere proclamato alla luce del sole e garantito da opportune norme. Invece, si procede alla carlona o, se volete, all’italiana, fra ambiguità, congiure da sacrestia, acconce ipocrisie e complicità modello ladri di Pisa, che litigavano di giorno e rubavano insieme di notte.

I militari birmani golpisti sono cattivissimi, tant’è che hanno perfino accusato la donna premio Nobel per la Pace (che qualcuno voleva fare anche santa) di corruzione. Che cosa ignobile! Quale mostruosità!

Vogliamo parlare del golpe mediatico-giudiziario che ha ucciso (a volte, purtroppo, anche fisicamente) un’intera classe politica? Un golpe che aveva lasciato in piedi soltanto il Partito Comunista Italiano acciocché prendesse finalmente il potere? Un golpe che i successivi processi hanno dimostrato essere, per l’appunto, un golpe?

Dc, Psi, Psdi, Pli, Pri… tutti corrotti. Bene. L’Italia è ora dunque un Paese libero dalla corruzione?

La domanda che ci si dovrebbe porre è: perché tanta attenzione alla Birmania? Se il motivo dello scandalo internazionale, cioè creato e diffuso a livello internazionale, fossero le libertà democratiche negate, come mai campagne similari non vengono scatenate in altri Paesi dove la democrazia non c’è oppure è finta?

Non è vero, dicono. Anche contro l’antidemocratica Siria, i difensori della libertà universale (gli americani) hanno scatenato una bella campagna d’opposizione (scusate l’eufemismo).  Allora, la domanda va modificata così: perché i campioni della democrazia cavalcano lancia in resta contro alcuni Paesi ignorando altri egualmente liberticidi?

Una lettura più approfondita della realtà birmana s’impone.

 

 

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close