YEMEN Civili bombardati dai Sauditi e l’Ue si “preoccupa”

La politica estera europea non ha l’autorevolezza degli altri attori sul palcoscenico internazionale; contano ancora troppo le politiche estere dei singoli Stati per cui a Bruxelles vince l’equilibrismo. L’ultimo esempio è stato il comunicato diffuso sulla strage di civili causata dagli aerei sauditi che hanno bombardato Sanaa, la capitale dello Yemen. Il comunicato Ue recita: «L’Unione Europea condanna gli ultimi attacchi missilistici e con i droni al Regno dell’Arabia Saudita rivendicati da Ansar Allah, e segue da vicino con preoccupazione gli attacchi della coalizione a Sanaa».

Dunque i ribelli Houthi sono colpevoli di attacchi con missili e droni, mentre l’Arabia Saudita, pardon, la “coalizione” compie “attacchi” (bombardamenti è parola che spaventa) che fanno “preoccupare” quelli di Bruxelles.

Per completezza va detto che la “coalizione” è una macchina da guerra pilotata dall’Arabia Saudita con il supporto, innanzitutto degli Stati Uniti, e anche degli Emirati Arabi Uniti, del Marocco, dell’Egitto, del Sudan, della Giordania, del Kuwait, del Bahrain e del Qatar. Non manca nessuno. Gli altri, i cattivi che usano droni contro obiettivi militari e non civili a Dammam, Asir e Jazan, sono i ribelli Houthi che non riconoscono il governo accusato di essere un corrotto pupazzo nelle mani americane e saudite; la “coalizione” combatte a protezione di questo governo. Un esperto avrebbe molto da dire sulla identità religiosa degli Houthi, qui dovrà essere sufficiente ricordare che sono sciiti appoggiati dall’Iran, che, dopo l’evirazione dell’Iraq, è l’unica reale e autonoma potenza nella regione.

Il conflitto nello Yemen (che dura da sei anni con un terrificante bilancio di vittime e profughi) è tornato ad avere posto sui media in forza di sei attacchi aerei sauditi che hanno bombardato la capitale controllata dai ribelli.

Uno dei primi atti della presidenza Biden – e questo va sottolineato – è stata la cancellazione degli Houthi dall’elenco dei movimenti di terroristi stilato sotto la precedente amministrazione, che – e questo non va dimenticato – aveva perfino spostato l’ambasciata Usa in Israele dalla capitale Tel Aviv a Gerusalemme.

La guerra non potrà comunque essere risolta sul piano militare, soprattutto adesso che il sostegno Usa a Riyadh potrebbe essere ridimensionato (https://internettuale.net/2492/la-politica-estera-del-duo-renzi-gentiloni-si-riduce-a-vendere-armi-ai-paesi-in-guerra). Quella guerra troverà soluzione soltanto con un compromesso garantito dalla comunità internazionale ed una pace giudicata equa da ambi le parti. L’ostacolo maggiore è la collocazione strategica dello Yemen sul Golfo di Aden, la via che porta dal Mar Rosso all’Oceano Indiano.

A pesare moltissimo sulla bilancia del compromesso è la situazione yemenita generale. L’Onu l’ha definita come la “più grave emergenza umanitaria del mondo”. L’80% della popolazione dipende dagli aiuti alimentari, altrimenti morirebbe letteralmente di fame. A soffrire di più sono i bambini. Secondo quattro agenzie delle Nazioni Unite (Fao, Unicef, Wfp e Oms) nel corso di quest’anno quasi due milioni e mezzo di bambini con meno di cinque anni soffriranno di malnutrizione acuta. Con 130 mila morti e centinaia di migliaia di migranti, lo Yemen è in agonia e massacrare civili non aiuta né i Sauditi né gli Americani a presentarsi come “uomini di buona volontà”.

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