CAPSULA MINI IRENE IN CONFIGURAZIONE REALE DI VOLO

Andata e ritorno nello spazio con uno scudo termico italiano

«Diversi test sui motori a razzo saranno eseguiti all’Esrange Space Center dal 25 febbraio al 30 aprile 2021. Durante queste prove è vietato trovarsi all’interno della zona di sicurezza denominata Zona A1». Questo annuncio è ripetuto dal trasmettitore “Kiruna FM 102,7 MHz” e riguarda chiunque risieda nell’area di Esrange. Siamo in Svezia a poca distanza da Kiruna, la città che soddisfa il fabbisogno di ferro di circa il 90% dell’Europa. In quest’area, dove da maggio a luglio è sempre giorno, opera il centro spaziale utilizzato dalla comunità scientifica internazionale per il lancio di razzi sonda per microgravità e ricerca atmosferica, nonché palloni ad alta quota per astronomia, ricerca atmosferica e prove di caduta di veicoli spaziali e aerei. È anche una delle più grandi stazioni terrestri satellitari civili del mondo. Padrona di casa è la Swedish Space Corporation (SSC). Da quest’area a giugno del prossimo anno sarà sparato un razzo, il Sounding Rocket Maser 15, che porterà nello spazio una capsula battezzata Mini-Irene.

Due sono gli elementi di notevole interesse anche per i non specialisti di cose spaziali.

Il primo è che i materiali usati nella costruzione della capsula sono di uso corrente. La missione intende dimostrare che metalli convenzionali, se opportunamente assemblati, possono resistere alle fortissime sollecitazioni della navigazione spaziale e del successivo rientro sulla Terra.

L’altro elemento riguarda la struttura che ha progettato l’innovativo sistema di protezione termica. Dalla Svezia voliamo in Campania in quel di Capua dove troviamo il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA).  «La particolare forma ad ombrello di Mini-Irene – spiegano al Cira – comporterà, durante il rientro in atmosfera, ridotti carichi termici e meccanici, permettendo l’utilizzo di sistemi di protezione termica disponibili sul mercato, estremamente leggeri ed economici».

La capsula Mini-Irene è il frutto del lavoro comune del Centro di Capua, del consorzio ALI e dell’Università Federico II di Napoli.

Il progetto è stato finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) nell’ambito dei programmi GSTP (General Support Technology Programme) dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

ALI (Aerospace Laboratories for Innovative components) è un consorzio di aziende tra le quali Euro.Soft, Lead Tech e SRS-ED che sviluppano l’intera filiera del settore Aerospaziale ed Aeronautico.

Il contratto di lancio siglato dal Centro Italiano Ricerche Aerospaziali e dalla Swedish Space Corporation è un’altra tappa del lavoro che in Italia si sta facendo sui Propulsori Spaziali. Basti pensare al lanciatore per satelliti VEGA (https://internettuale.net/3574/space19-leuropa-nello-spazio-e-i-gridolini-di-fraccaro). Particolare attenzione è rivolta allo sviluppo di sistemi propulsivi che attingano energia dal Sole, l’unica energia possibile per i viaggi interplanetari. E, miracoli dello sviluppo sostenibile e della decrescita felice a parte, Marte e dintorni assicureranno all’umanità altri millenni di saccheggi a danno di Madre Natura, com’è giusto che sia.

 

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