Checkpoint di Qalandiya all'incrocio tra la città occupata di Ramallah in Cisgiordania e Gerusalemme est occupata: Palestinesi in attesa di essere vaccinati dai medici di "Magen David Adom in Israel", organizzazione no profit e non governativa (anche se in guerra è inclusa nelle forze armate israeliane)

ISRAELE. La diplomazia del vaccino a danno dei Palestinesi

Israele ha distribuito 2.000 (duemila) dosi di vaccino ai Palestinesi che, fra Cisgiordania e Gaza, sono circa 5 milioni e duecentomila.

Per Israele, l’epidemia è stata un’altra felice occasione per massacrare i Palestinesi, colpevoli, fra l’altro, di fare troppi figli mentre gli Israeliani più “civili” seguono il modello occidentale della decrescita demografica con relativo invecchiamento della popolazione.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (che ama farsi chiamare “Bibi” per proiettare un’immagine confidenziale modello telefoni bianchi) aveva organizzato un bel piano: spedire all’estero le dosi di vaccino in sovrannumero invece di distribuirle alla popolazione palestinese nei territori occupati dalle forze armate di Tel Aviv.

Israele ha spedito quantità considerevoli di vaccino in una ventina di Paesi. Oltre all’effetto immediato di lasciare i Palestinesi morire di Covid, il governo di Tel Aviv ha rafforzato i legami con i Paesi “beneficiati”. Il vaccino, insomma, come una soft (ma non tanto) arma diplomatica.

Per fortuna in Israele ci sono le elezioni in vista e così l’avversario più agguerrito di “Bibi“, il ministro della Difesa il generale Binyamin Gantz (anch’egli esperto di telefoni bianchi per cui si fa chiamare confidenzialmente “Benny“), ha scatenato i legali per far bloccare il piano di “Bibi“.

Il generale “Benny” ha spiegato la mossa dicendo (come riportato da “al Jazeera“) che «la decisione di distribuire i vaccini deve essere presa nei “forum appropriati” e non spetta a Netanyahu intraprendere tale azione da solo».

Evviva le campagne elettorali, è proprio il caso di elevare lodi alla democrazia parlamentare, giacché gli effetti collaterali non è detto che siano sempre negativi.

Il ministro palestinese degli Esteri Riyad al-Maliki aveva accusato Benjamin Netanyahu di aver commesso «un ricatto politico e un atto immorale» non soltanto nei confronti dei Palestinesi ma anche nei confronti dei Paesi “beneficati” in quanto le spedizioni del vaccino non erano altro che «sfruttamento dei bisogni umanitari di questi Paesi».

Tel Aviv aveva replicato citando gli accordi di Oslo, in base ai quali è il ministero della Salute dell’Autorità Palestinese il responsabile della vaccinazione delle persone a Gaza e in parti della Cisgiordania, dove ha un autogoverno limitato.

La potenza occupante, cioè Israele, non avrebbe alcun dovere di includere i Palestinesi nel programma di vaccinazione.

È una delle rare volte nelle quali Tel Aviv si richiama a trattati internazionali. Solitamente ignora serenamente le prescrizioni delle Nazioni Unite nonché le intimazioni di altri organismi internazionali.

 

 

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