L'auto che trasportava l'ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista congolese Moustapha Milambo

AL JAZEERA. L’ambasciatore Attanasio ucciso da “fuoco amico”

Sull’agguato in Congo (https://internettuale.net/4447/congo-due-italiani-le-sole-vittime-di-un-assalto-alla-monuc), “al Jazeera” dà la notizia sull’arrivo di «una unità dei Carabinieri italiani in Congo per indagare» e pubblica anche una nota dei ribelli accusati dell’attacco: «I ribelli Hutu ruandesi hanno negato le accuse di essere dietro l’uccisione dell’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo e hanno invece accusato di responsabilità gli eserciti della RDC e del Ruanda»

«L’imboscata di lunedì – leggiamo sul sito di “al Jazeera” – è avvenuta mentre il convoglio che trasportava l’ambasciatore Luca Attanasio stava viaggiando dalla città di Goma per visitare, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, una scuola a Rutshuru inserita nel progetto di alimentazione scolastica del Programma alimentare mondiale (WFP)». Il fatto che questa sia una nota ufficiale Onu non significa che sia la verità.

Nelle aree attraversate da conflitti, i diplomatici spesso fanno opera di intelligence, fungono da mediatori tra i governi e i ribelli, gettano le basi per futuri rapporti. Quindi, allo stato, dobbiamo accettare la versione di una missione ad altissimo rischio per visitare una scuola a pochi chilometri dai confini con l’Uganda e il Ruanda ove operano bande armate a diverso titolo. Il fatto che non ci fosse un’adeguata scorta armata fa pensare ad accordi presi con le forze in campo e, visto l’accaduto, al tradimento di qualcuno all’interno del “convoglio” (ma quanti mezzi erano?) oppure di qualche signore della guerra operante nell’area. «Si dice – riporta “al Jazeera” –  che molti altri passeggeri che viaggiavano con la delegazione hanno riportato ferite durante l’attacco».

Quanti feriti? Dove sono? Che cosa raccontano? Se aspettiamo le dichiarazioni dell’improvvisato ministro degli Esteri Luigi Di Maio…

Continuiamo a leggere: «Il governatore del Nord Kivu Carly Nzanzu ha detto ad Al Jazeera che il convoglio di sette membri non era scortato da nessuna delle forze di sicurezza quando è avvenuto l’attacco».

Sette membri? Inclusi i due italiani uccisi e l’autista congolese? Due automezzi, dunque. Se due auto fanno un convoglio, tre diventano una forza d’attacco. Ma mi faccia il piacere!, direbbe Totò.

E che altro ha detto il governatore? Ha precisato, riporta “Al Jazeera“, che «le forze di sicurezza locali non erano state informate della presenza della delegazione nell’area. I ribelli hanno fermato il convoglio del WFP sparando, prima di far scendere i passeggeri a bordo compreso l’ambasciatore. Secondo i sopravvissuti, i ribelli volevano soldi dall’ambasciatore». Il governatore Nzanzu ha anche detto ad ad Al Jazeera: «Hanno portato tutti i passeggeri e l’ambasciatore nella boscaglia. E pochi minuti dopo, lungo il percorso, hanno ucciso l’autista congolese e poi la guardia del corpo dell’ambasciatore». Insomma, i rapinatori (volevano soldi, secondo i testimoni) hanno ammazzato due persone per convincere la terza a pagarli? Ma nemmeno gli sceneggiatori delle contemporanee soap opera italiane hanno toccato livelli tanto bassi.

Nzanzu ha detto anche che «Attanasio è stato colpito da proiettili sparati dagli aggressori durante uno scontro a fuoco tra i ribelli e i ranger del parco Virunga supportati dalle forze armate della RDC che erano stati allertati dell’attacco». In pochi minuti, sono arrivati i nostri. Il settimo cavalleria made in Congo! Se gli italiani fossero stati usati come esca, sarebbe comprensibile un arrivo sulla scena tanto repentino. Insomma, è una sceneggiatura piena di buchi, e i morti sono l’unico dato vero. Al di là delle varie narrazioni, dunque, sembrerebbe un caso di vittima da “fuoco amico”.

Truppe della forza MONUC (United Nations Organization Mission in Democratic Republic of the Congo) sulla strada dell’attentato

A dimostrazione di quanto fosse sicuro il tragitto da Goma a Rutshuru, “al Jazeera” informa che «Dozzine di gruppi armati operano dentro e intorno a Virunga, che si trova lungo i confini della RDC con Ruanda e Uganda. I ranger del parco sono stati ripetutamente attaccati, compresi otto uccisi in un’imboscata il mese scorso».

La politica estera perfino di un’Italia sottomessa e americanodipendente è come la Luna: una faccia resta sempre nascosta; ed è più che legittimo. I comunicatori ufficiali, però, dovrebbero fare corsi d’aggiornamento per imparare a confezionare versioni più credibili. In questo momento, in cui Israele è spesso citato come il Paese che ha sconfitto l’epidemia, vadano a scuola a Tel Aviv e imparino cosa vuol dire comunicare.

 

 

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