Senato in maschera

MARIO DRAGHI. Un’ora per raccontare il libro dei sogni  

Anche il richiamo patriottico all’amore per l’Italia non ha riscaldato l’atmosfera a Palazzo Madama. Il discorso di Mario Draghi, investito presidenzialmente del governo, ha avuto qualche applauso soltanto nei passi, diciamo così, anti-leghisti. Con i politicanti che ci ritroviamo, è inevitabile che il richiamo alla presidenza del prossimo G20 passi insalutato mentre quello all’irreversibilità dell’euro, per esempio, venga applaudito per sfottere chi fino a ieri era stato contro l’Europa e contro la moneta dell’Europa.

Molti altri richiami geostrategici sono finiti nella terra brulla come i semi del seminatore evangelico. Uno, davvero fondamentale, ha riguardato la Libia e le aree dove l’Italia ha condotto negli ultimi tempi una politica abdicatoria (ma con Di Maio agli Esteri come potrà essere diversa?). Da uomo avvezzo alle contrattazioni, il riferimento ad una politica italiana di “maggiore attenzione” al Mediterraneo, ai Balcani e alle aree mediorientali è arrivato dopo l’incensamento dell’Alleanza atlantica e della storica sudditanza, pardon, alleanza Italia-Usa.

Ha parlato un’ora Mario Draghi. Notevole per una persona che parla poco. Ma è stato necessario. Ha dovuto dare una botta al cerchio e uno alla botte per assicurarsi il consenso dei cani e gatti che “sostengono” il governo. Quindi, una politica positiva nei confronti dell’immigrazione ma anche il rimpatrio dei non aventi diritto. E, con la montagna di soldi in arrivo, si potranno pagare migliaia di biglietti aerei e di spese di soggiorno a piè di lista oltre che gli straordinari ai poliziotti di scorta. Matteo Salvini potrà strillare in piazza che per i clandestini la pacchia è finita.

Altro bel colpo di cerchiobottismo, Draghi l’ha centrato dicendo che il governo Conte aveva cominciato a fare belle cose, che il suo governo continuerà “con i necessari approfondimenti”. Un passaggio che più democristiano non si può… anzi di bell’acqua santa gesuita.

Se ci fosse stato il Partito comunista italiano dell’adda venì baffone, il programma di Draghi sarebbe stato definito “libro dei sogni”. Per decenni, i governi democristiani si sono succeduti e sui loro programmi calavano la falce e il martello del Pci: «Un libro dei sogni, ecco cos’è, mentre le masse lavoratrici languono tra disoccupazione e bassi salari». Il libro dei sogni che Draghi ha raccontato in un’ora ha qualche probabilità di vita vera?

Gli eredi (si fa per dire) del Pci moscovita non sono capaci nemmeno di stare attenti alla trappole. Quando Draghi, per esempio, descrive una nuova politica fiscale e di tagli alle aliquote, politica che, però, rispetta il gradualismo così come statuito in Costituzione, i compagnucci della parrocchietta battono le manine alla bocciatura della flat tax strombazzata dalla Lega. Qualcuno di loro più bravo si vada a vedere la riforma fiscale fatta dalla Danimarca che Draghi ha lungamente citato. Le cooperative godono di un regime fiscale di favore; cosa più che positiva per la piccola cooperativa di paese, ma quando si tratta di quelle grosse diventa un’ingiustizia. Basti pensare alla cooperativa “Unipol”, gigante finanziario di discendenza Pci, la quale, fra l’altro, affida la comunicazione a provati compagnucci.

Già ci pare di sentire gli ululati dai banchi di sinistra quando Draghi comunicherà l’intenzione di riequilibrare gli obblighi fiscali delle cooperative in base ai loro fatturati.

Gesuita, cerchiobottista e… veltroniano. Del cinematografaro prestato alla politica non si ricorda più nessuno, ma quand’era in auge varò il “maanchismo“: attenzione ai giovani ma anche agli anziani, favorire i lavoratori ma anche le imprese, costruire infrastrutture ma anche rispetto per l’ambiente (cosa che, comunque, le nuove tecnologie consentirebbero di conciliare al di là del maanchismo veltroniano).

Mario Draghi ha dimostrato di essere un politico fine e di lungo corso. Sarà complicato per questo Parlamento di scansafatiche ignoranti parare a tempo le mosse del futuro presidente della Repubblica (con aspirazioni presidenzialiste).

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