Ragazze abissine si recano al lavoro in una filatura italiana (Storia universale di Corrado Barbagallo, vol.V, Utet, 1955)

EMERGENZE. Le sanzioni del 1935 e il virus esportato dalla Cina

Cosa fa un governo, un qualsiasi governo, di qualsiasi colore, in un caso di emergenza nazionale? Proibisce alcuni comportamenti e ne stimola altri con premi e manipolazioni. L’obiettivo è avere il consenso per qualsivoglia provvedimento di emergenza. C’è una qualche differenza se trattasi di un governo democraticamente eletto, di uno di nomina presidenziale o di uno di tipo bonapartista? In merito alla legittimità costituzionale non ci sono differenze. Il governo di Benito Mussolini, per esempio, nacque con l’approvazione della monarchia e del Parlamento. Si possono intavolare discussioni sulle cosiddette libertà personali, ma è tempo sprecato. Serve per riempire i palinsesti tv e le librerie di inutili saggi. Se io proibisco di definire genocidio lo sterminio degli Armeni ad opera dei Turchi, in base a quale criterio limito la libertà di pensiero e di parola? Per un superiore interesse? E di chi? di cosa? La verità sta nel motto della polizia “Sub Lege Libertas“. Le libertà sono regolate dalle leggi. Il succo di un divieto non sta quindi nella natura del governo (parlamentare, monarchico, peronista, fascista, comunista, bonapartista…) ma nel divieto stesso e nelle norme che ne assicurano il rispetto.

Il coprifuoco imposto, ieri, durante la guerra per limitare le azioni del nemico interno ed esterno non differisce, se non per la durata più breve, dal coprifuoco imposto, oggi, per motivi sanitari.

Per quanto riguarda i governi, dunque, i comportamenti differiscono di poco; ciascuna emergenza, invece, è un capitolo a sé.

Fra parentesi, già la parola dovrebbe far riflettere. Il significato italiano di emergenza è una cosa che “affiora, che emerge”, appunto. Quella che gli è stata sovrapposta è la parola inglese emergency che significa “fatto imprevisto”. Certe volte conoscere le origini di una parola è davvero illuminante.

Prendiamo una grande crisi nazionale come fu quella determinata in Italia dalle sanzioni economiche decretate dalla madre dell’Onu, la Società delle Nazioni, in difesa del Negus Neghesti d’Etiopia guerrafondaio e schiavista. Gran Bretagna e Francia, soprattutto, temevano l’espansione italiana in Africa e, oltre a spingere la SdN a decretare le sanzioni contro di noi, dotarono le truppe di Hailé Selassié di armi moderne.

Il Negus, vale la pena di fare una digressione, era il capo di una personale religione, il rastafarianesimo, termine ricavato dalle parole Ras (capo) e Tafari (terribile). S’era pure autodefinito Negus Neghesti (re dei re), Eletto di Dio (al mondo c’è ancora qualcuno che si crede un eletto), Luce del mondo, Leone di Giuda…concludendo con l’autobattesimo di Hailé Selassié che significa Potenza della Trinità.

Ebbene le democratiche Francia e Gran Bretagna corsero in soccorso di questo barbaro e perciò anche il più rimbecillito dei follower di Beppe Grillo capisce che “sotto c’era qualcos’altro” (con goduria di certa gente affascinata da complotti e retroscena segreti).

Le certezze dei “sanzionatori” svanirono in pochi mesi. Avevano detto, a Parigi, che «data la modestia del potenziale industriale italiano», l’Italia non avrebbe potuto sopportare a lungo le sanzioni, le quali riguardavano le materie prime che l’Italia non avrebbe più potuto importare e le esportazioni italiane alle quali erano stati chiusi i mercati di 52 nazioni.

L’altra certezza raggiunta dal Foreign Office britannico era che l’Etiopia bene armata era troppo grande per una veloce conquista coloniale. Avevano calcolato che ci sarebbero voluti almeno tre anni. Coltivata dai circoli antifascisti francesi era la certezza che il popolo italiano si sarebbe ribellato ai sacrifici imposti e avrebbero costretto il Duce a fare marcia indietro (cosa che poi sarebbe successa dopo i bombardamenti terroristici e l’invasione della Sicilia).

Raccontare per intero la crisi del 1936 e dintorni non è l’obiettivo di questa nota. Qui basti rilevare che l’Etiopia fu sconfitta in 7 mesi: 2 ottobre 1935, inizio delle operazioni, 5 maggio 1936, la vittoria.

Truppe abissine: armamento e stile inglesi

Mentre i soldati marciavano sugli altipiani africani, il governo chiamò a raccolta il popolo (le spose d’Italia donarono le loro fedi nuziali) e varò il “Piano regolatore della nuova economia italiana” con il fine di trovare in casa le risorse annualmente importate. Il 23 marzo del 1936 in Campidoglio, Mussolini disse: «Nessuna Nazione al mondo può realizzare sul proprio territorio l’ideale dall’autonomia economica…ma ogni Nazione cerca di liberarsi nella misura più larga possibile delle servitù straniere».

Gli Stati Uniti, per dirne una, hanno sviluppato nuove tecniche per sfruttare il petrolio di casa e sottrarsi alle “oscillazioni” dei produttori arabi e non. È stata una operazione autarchica, ma un sacco di gente sfotte l’autarchia di circa novant’anni fa e Mussolini che trebbia il grano, la cicoria al posto del caffè e via sfottendo.

Ci si dimentica che in quel periodo la chimica italiana fece balzi incredibili inventando di sana pianta nuovi materiali… ma qui l’elenco è troppo lungo e lo saltiamo.

Nel frattempo, mentre i nostri soldati erano colpiti dalle pallottole dum-dum sparate da fucili e mitragliatrici made in England, in Italia si procedeva con l’elettrificazione delle ferrovie, il potenziamento dei bacini carboniferi e di quelli minerari.

Mentre gli Italiani si vestivano di abiti fatti di ginestra filata, il governo potenziava l’IRI e il CNR (in special modo per la «distillazione delle rocce asfaltifere», come sottolineò Mussolini) e le truppe liberavano 16 mila schiavi nel Tigrai.

Nelle ex paludi pontine, Mussolini inaugurava il 18 dicembre del 1935 Pontinia e fondava Aprilia il 24 aprile del 1936.

Nello stesso momento in cui il governo combatteva per sopravvivere alle sanzioni e mentre le truppe combattevano in Abissinia, non si fermavano i piani di sviluppo: nascevano nuove città e nuove aziende.

Cos’ha fatto il governo, oggi, per affrontare la crisi sanitaria? contro il virus esportato dalla Repubblica Popolare Cinese? Ha distribuito un po’ di soldi a pioggia, ha imposto gli arresti domiciliari a tutti e ha fatto un sacco di discorsi sul potenziamento del nostro sistema sanitario. Un fallimento totale, al punto che sono stati costretti a ricorrere ad un castigamatti di livello internazionale. E chest’è.

 

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