Salasso o clistere?

GOVERNO DRAGHI. Un giocherello per bimbi capricciosi

Soddisfatti e delusi. Il deus ex machina Mario Draghi, dicono certuni, non è stato all’altezza delle aspettative. Eppure il risultato è un incantesimo, che allo stato dell’arte equivale ad un miracolo. Al di là della composizione del governo (oculata distribuzione ai partiti che gli hanno detto sì e attenzione diligente alla presenza femminile) nonché della prossima spartizione dei sottosegretari, risulta evidente che le chiavi di casa, cioè i ministeri che contano, stanno saldamente in mano al presidente del Consiglio.

Le reazioni di soddisfazione, a tratti di entusiasmo, e quelle di delusione, con qualche punta di avversione, non sono affatto da prendere in considerazione. E per diverse ragioni.

La prima è antica. Già duemilaseicento e passa anni fa, il poeta greco Teognide scriveva: «…anche Zeus non piace a tutti, mandi la pioggia o la trattenga». Il capo di tutti gli dei, il dio del cielo e del tuono, il padre dei gemelli Apollo e Artemide, di Atena e di Dioniso, solo per citare i figli divini più famosi, perfino questo autentico deus ex machina non accontentava tutti. Se faceva piovere, in molti gli sacrificavano animali sugli altari e quasi altrettanti disertavano i templi per protesta. Stessa cosa se non faceva piovere.

E’ cosa antica, quindi, che nemmeno un potentissimo dio può fare tutti felici e contenti.

In Italia, dai tempi delle signorie, le contrapposizioni tra le fazioni politiche si basavano su “ragioni” (quando non pretesti) argomentate su misura. La grande capacità dei politicanti di casa nostra di arzigogolare soddisfazione o insoddisfazione è cresciuta in rapporto inverso all’indebolimento delle ideologie. E qui va fatto un inciso. La cosiddetta morte dell’ideologia non ha causato soltanto l’appiattimento delle visioni politiche quanto e soprattutto l’impoverimento della tensione spirituale. Un politicante che lasciava la casa per trasferirsi in un più comodo alloggio era un traditore. Punto e basta. La fedeltà al partito di appartenenza, il rispetto delle decisioni prese dagli organismi a ciò deputati, la dedizione alla causa (casi più diffusi di quanto si possa oggi immaginare) tenevano stretti i ranghi.

Oggi, ciascuno è un autonomo attore sul palcoscenico. Di nessuno si può prevedere la collocazione domani. Sono tutti legati all’oggi.

Funzionano le cordate di interessi, per cui un politicante legato, per esempio, al mondo delle cooperative non si schiererà mai con chi vorrebbe ridurre i loro privilegi. È capitato, comunque, che qualcuno abbia cambiato “riferimenti” e sia passato, per esempio, dal comunismo al liberalismo.

Il verso “di doman non c’è certezza“, che Lorenzo il Magnifico scrisse per celebrare la giovinezza, aderisce come un preservativo alle teste d’uovo del ceto politico dominante. Nessuno sa con certezza cosa combinerà domani. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti può tranquillamente riaffermare il sostegno al presidente del Consiglio, come riporta “La Stampa” il 25 gennaio («Conte è il punto di equilibrio più avanzatosfido chiunque a dimostrare che si può superare…»), e qualche giorno dopo esibirsi in una proscinesi dinanzi a Mario Draghi. Basti questo esempio – per certi versi propriamente esemplare – a stilare una incontrovertibile conclusione: le dichiarazioni dei politicanti non valgono nemmeno l’inchiostro usato per stamparle.

L’autenticamente incredibile non riposa sul fatto che ciascuno può dire una cosa a colazione e il suo contrario a pranzo, bensì sull’assoluta assenza di vergogna. Ognuno è in grado di spiegare e motivare la propria “sofferta decisione”, arrivando anche ad insultare chiunque si permetta di chiamarlo Pinocchio.

È su questa gente che Mario Draghi ha assunto l’incarico di vigilare perché non facciano ulteriori danni. Ecco perché il governo non è quello sottoscritto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il governo è la squadra di fedelissimi che assegneranno miliardi e miliardi stando attenti a dare contentini a questo e a quello per non avere brutte sorprese in Parlamento. Esclusi gli eletti di Draghi con le chiavi della dispensa, la compagine governativa è un giocherello per bambini capricciosi.

Mario Draghi ha un solo obiettivo: sfruttare questa provvidenziale massa di soldi per “aggiustare” l’Italia. Lo fa perché è l’uomo di Francoforte? perché la notte congiura a lume di candela? lo fa in obbedienza alla grande fratellanza? ai poteri forti?

Conta poco. Anzi, niente. La domanda è una: riuscirà Draghi a rimettere l’Italia sulla via della crescita smontando il “deep state” che la tiene legata? Una pinzillacchera, insomma.

 

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