SACRA ROTA. Il papa: attenti ai figli, sono strumenti di ricatto

«Coniugi e figli costituiscono una comunità di persone, che si identifica sempre e certamente col bene della famiglia, anche quando essa si è sgretolata». Papa Francesco ha indicato ai giudici della Sacra Rota, il tribunale che “scioglie” i matrimoni nonostante siano stati vincolati da Dio, il percorso da seguire. Ha anche ribadito che il “processo breve” (la Rota era famosa per i tempi lunghi quasi quanto quelli dei tribunali italiani, assolutamente imbattibili quando si tratta di processi ignorati dai media) ha confermato che i giudici “naturali” sono i vescovi e che essi possono e devono decidere. Evitino, quindi, ha detto il papa, di lavarsi le mani e scaricare ogni caso sul tribunale. Fra l’altro, il processo breve è stata anche una mazzata ai ricchi guadagni dei matrimonialisti. «Io vi confesso – ha detto il Papa abbandonando per un attimo il discorso scritto – dopo questa promulgazione (del processo breve; ndr) ho ricevuto lettere, tante… quasi tutti notai che perdevano la clientela». Ed ha aggiunto: «E’ il problema dei soldila resistenza di qualche vicario giudiziale che con questa riforma perdeva, non so…, un certo potere, perché si accorgeva che il giudice non era lui, ma il vescovo».

Nel tradizionale incontro con i membri del Tribunale della Rota Romana, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario (v. foto d’apertura), il papa ha infilato esortazioni e rimproveri bilanciando il tutto con consumata abilità gesuitica. Ha anche seguito la traccia di Benedetto XVI che più volte aveva denunciato una burocratizzazione eccessiva.

Poi il papa ha chiesto: «Che ne sarà dei figli e della parte che non accetta la dichiarazione di nullità?». E come spiegare ai figli che la loro mamma, abbandonata dal loro padre e spesso non intenzionata a stabilire un altro vincolo matrimoniale, riceve con loro l’Eucaristia domenicale, mentre il padre, convivente o in attesa della dichiarazione di nullità del matrimonio, non può partecipare alla mensa eucaristica?

Il rischio che i figli siano trattati come «come mezzo di ricatto tra i genitori divisi!» è grande e perciò il papa ha invitato i giudici a considerare che «il bene integrale delle persone richiede di non restare inerti davanti agli effetti disastrosi che una decisione sulla nullità matrimoniale può comportare» e a preoccuparsi anche dei figli «quali vittime innocenti di tante situazioni di rottura, divorzio o di nuove unioni civili».

Le sentenze del giudice ecclesiastico, insomma, non possono prescindere dalla memoria, fatta di luci e di ombre, che hanno segnato una vita, non solo dei due coniugi ma anche dei figli. La realtà, ha sottolineato il papa, è spesso «una famiglia che si divide e un’altra che, di conseguenza, viene costituita pregiudicando quell’unità che faceva la gioia dei figli nella precedente unione».

E la conclusione a non imitare Ponzio Pilato: «Il giudice è il vescovo, va aiutato dal vicario giudiziale, va aiutato dal promotore di giustizia. Ma lui è il giudice, non può lavarsene le mani. E tornare a questo che è la verità evangelica».

Un accenno, il papa l’ha fatto anche in merito alle spese di una causa di annullamento, invitando a rendere più accessibili e «possibilmente del tutto gratuite le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità». Ma qui si tratta di soldi e la “carità cristiana” non è roba da cassaforte.

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