E CONTE VA. Più che il patriottismo, lo aiuta l’odio per Renzi

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha riaffermato in Senato la volontà di dare il meglio nelle prossime grandi sfide. Il riferimento al rischio di bocciatura è stato nella sola espressione “i numeri contano”. Un attimo in mezzo ad una lunga sequela di “farò”, “costruirò”, “combinerò”. Una sorta di letterina di Pasqua che una volta i bambini leggevano a tavola promettendo di essere più buoni e ubbidienti. Ha seguito, Conte, il percorso di Romano Prodi quando, da presidente del Consiglio, nel discorso sulla fiducia promise mari e monti sicuro di essere promosso e poi venne bocciato per un paio di voti. Sarà così anche per Conte? L’ipotesi più probabile, anzi certa per chi scrive, è che otterrà la fiducia e continuerà a campare di emergenza-Covid come ha fatto fino ad oggi. Ci sono due motivi fondamentali per i quali questo ipocrita e melenso avvocato del popolo avrà i numeri sufficienti (e forse anche qualcuno in più).

Il primo è la paura dei parlamentari di andare alle elezioni. La maggior parte di quelli che attualmente sfoggiano la medaglietta non tornerà mai più a fare “l’eletto dal popolo”. Meglio tenersi Conte che andare a casa. E su questo non ci piove. Ma c’è di più. La promessa di fare una riforma elettorale su base proporzionale restituisce un po’ di speranza ad almeno un centinaio di futuri candidati attualmente disperati.

L’altro motivo, che forse è più importante del primo, è la voglia di non darla vinta a Matteo Renzi. Avremo una riconferma del referendum: l’odio per questo prepotente esibizionista presuntuoso bugiardo uomo è più forte di qualsiasi razionale considerazione. Se Conte dovesse essere sconfitto, sarebbe Renzi il vincitore e qualunque scenario il Quirinale si degnasse di sfoderare vedrebbe Renzi in un ruolo di primo piano. Le elezioni fanno paura a quelli di “Italia Viva”: non hanno i numeri per sfangarsela, ma questo non ha impedito al loro Matteo di giocarsi il tutto per tutto.

In fin dei conti, qua in ballo ci sono centinaia di miliardi e non poter partecipare alla spartizione della torta significa morire. Morte per morte, Renzi ha scelto la parte di Sansone. E Conte? Conte vincerà ma dopo, quando l’entusiasmo “patriottico” si sarà indebolito nella lotta quotidiana per il companatico (il pane ce l’hanno già tutti assicurato), Conte dovrà contrattare virgola per virgola qualunque cosa. Potrà ricorrere alla decretazione d’urgenza quanto gli pare, ma dovrà fare i conti con le procedure parlamentari, a cominciare dai confronti nelle commissioni.

 

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