I pannelli solari di Juno

SPAZIO. Giunone resterà con il marito per altri 5 anni

Juno, la sonda della National aeronautics and space administration (la Nasa, l’ente spaziale statunitense) lanciata nell’orbita polare del pianeta Giove, continuerà la missione per altri 5 anni, almeno. Gli scienziati, infatti, non avevano previsto la sua straordinaria resistenza. Lanciata nel 2011, Juno era arrivata a destinazione nel 2016 dopo aver viaggiato per circa 2,8 miliardi di chilometri, dando inizio alla missione di misurare la composizione di Giove, il campo gravitazionale, il campo magnetico e la magnetosfera polare. L’esplorazione, ovviamente, riguardava anche la ricerca dell’acqua, che è stata trovata ma non è stato ancora possibile misurarne la quantità. Lasciamo i dati di astrofisica agli esperti ed agli appassionati e vediamo un paio di notizie relative alla struttura.

La prima cosa da dire è che per la prima volta un veicolo spaziale lanciato nel Sistema Solare esterno è alimentato da pannelli solari. Forse è stata questa la causa della longevità della sonda.

Due degli strumenti a bordo sono stati realizzati in Italia con il supporto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Uno, realizzato da Leonardo con l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), si chiama JIRAM (Jovian Infrared Auroral Mapper), ed è una camera nel vicino infrarosso (2-5 micron) in grado di raccogliere sia immagini che spettrogrammi. L’altro si chiama KaT (Ka-band Translator) e permette la misura della gravità di Giove tramite l’effetto Doppler di un segnale a microonde. Questo strumento di radioscienza è stato realizzato da Thales Alenia Space con La Sapienza di Roma. Due strumenti preziosi per gli studi sulla gravità e del nucleo più interno del pianeta.

A bordo c’è anche una placca dedicata a Galileo Galilei con la trascrizione del manoscritto in cui l’astronomo descrisse per la prima volta i 4 satelliti medicei.

Difficile calcolare il costo della sonda (a non parlare dei costi annessi). Quando fu proposta nel 2003, la missione costava 700 milioni di dollari. Il lancio era stato previsto per giugno 2009 poi slittato ad agosto 2011. Per non sbagliare, si può ipotizzare un costo di almeno un miliardo di dollari. Questi conti vanno fatti per rimarcare che servono grossi capitali per i viaggi spaziali e che nessuna singola nazione (a parte quelle continentali com’è la Cina, per esempio) si può permettere di fare se non con contributi parziali. A livello europeo (continentale), l’Italia è impegnata in diverse missioni. Una maggiore cooperazione potrebbe dare all’Europa la possibilità di stare alla pari con gli Stati Uniti e con chiunque altro.

Una curiosità è il nome. Stavolta gli americani non hanno creato il nome col sistema dell’acrostico. L’hanno chiamata Juno perché Giunone era la consorte di Giove. Il richiamo alla mitologia greco-romana dà la misura di quanto gli Usa si sentano gli eredi legittimi dell’Impero di Roma. Ma l’imperialismo è cosa ben diversa dalla concezione imperiale romana.

 

 

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