BDS (Boycott Désinvestissement Sanctions; boicottaggio, disinvestimenti e sanzioni contro Israele per la pace in Palestina) è illegale in Francia!

REVISIONISMO. Le paure di Israele appaiono posticce

Mentre aspettano i rigatoni, quattro ragazzini in trattoria disegnano svastichine sul foglio di carta messo per tovaglia. Una coppia di mezza età telefona alla polizia. Dieci minuti dopo, i poliziotti identificano e denunciano i quattro per istigazione all’odio razziale, ricostituzione… insomma una sfilza di reati.

Perché si può dire che Gesù non è mai esistito? o che era figlio di un legionario romano? come mai posso fare quattrini scrivendo che l’evangelista Giovanni era una femmina? Perché si può offendere la religione di Cristo senza pagarne lo scotto? perché non ci sono leggi che vietino di scrivere che san Giuseppe era un cornuto? E perché, invece, ci sono leggi che puniscono duramente gli storici revisionisti? Due termini, e questo va detto, che non sono in antitesi: lo storico (quello autentico, non un qualsiasi imbonitore televisivo o scribacchino di libri-menzogna) è per definizione revisionista. Lo storico è sempre pronto a rivedere, correggere, aggiungere, togliere… un fatto acclarato per secoli può essere raccontato in altro modo in forza del rinvenimento di una pergamena, di una stele, di una incisione, di un nuovo reperto che smentisce l’interpretazione da tutti accettata e ripetuta. Se si toglie allo storico il diritto/dovere di rivedere i fatti e le loro interpretazioni, si contribuisce alla diffusione del luogocomunismo ed all’affermazione dell’errore nel tempo.

Nello specifico, sono accusati di revisionismo quegli storici che si occupano dell’Olocausto. E di negazionismo quelli che ne contestano i dati ufficiali. Forse non sono nemmeno una decina in tutto il mondo, ma non appena ne spunta uno, scattano le condanne di tribunali nazionali e internazionali. Le leggi vanno rispettate, non c’è dubbio e se una norma vieta una parola specifica, una locuzione verbale o anche un antico modo di dire, tocca rispettarla, punto e basta.

Per cambiare una norma, è necessario averne il potere; altrimenti si deve obbedire. La polizia austriaca arrestava chi scriveva “VIVA VERDI” e divenne lecito inneggiare al re Vittorio Emanuele soltanto dopo l’occupazione piemontese del Lombardo-Veneto. Quando manca la forza, manca anche il diritto.

Per davvero Israele e gli Ebrei hanno paura di ragazzini che disegnano svastiche e temono quei pochi storici bastian contrari?

Si evocano episodi del passato e si paventa che alla destra potrebbe venir voglia di spaccare vetrine come nelle “notti di cristallo”. Se, però, guardiamo i fatti, notiamo che dal Movimento Sociale Italiano fino alla Lega di Salvini, Tel Aviv ha accolto una lunga fila di ospiti di destra: da Caradonna a Fini, da Berlusconi a Salvini. Restando nel solo campo dell’informazione, non sono pochi i correligionari di Israele nei telegiornali e nelle grandi testate. E parecchi sono influenti commentatori, mezzibusti tv e storici promossi per meriti speciali. Non dimentichiamo la gioiosa esclamazione di Arrigo Levi “Abbiamo vinto!”, mentre nel 1967 annunciava al telegiornale l’occupazione israeliana di Gerusalemme. Nulla da eccepire ai sinceri moti dell’animo, ma il tifo non s’addice al giornalista, anche quando gioca il fratello; com’è uso fare Giuliano Ferrara, altro giornalista ciecamente innamorato d’Israele.

E dunque? Superarmato, dotato di missili a testata nucleare, con i servizi segreti che gareggiano con quelli del Vaticano, che ufficialmente nemmeno li ha, con un sistema mediatico fraternamente favorevole (eccettuati pochi casi) e solidamente protetto dal veto americano all’Onu, Israele avrebbe paura di qualche migliaio di ragazzoni che offendono la Stella di David?

È vero: ci sono qua e là in Europa e nel resto del mondo uomini e donne incazzati contro Tel Aviv, ci sono gruppi di sostenitori dei Palestinesi, c’è perfino qualche politicante non interamente amico fedele di Israele, e c’è addirittura chi odia gli Ebrei in generale, ma le loro minacce sono meno di una puntura di spillo per un elefante.

Viene il dubbio che il vero obiettivo sia ottenere copertura per bombardamenti, espropri e occupazioni militari in Palestina e oltre. Facendo puntare i riflettori sul disegnatore di svastiche colto in flagrante (presidente Conte, in flagrante non fragrante), scatenando il coro “dalli all’antisemita”, accusando un risorgente “Juden Raus”, si stende una opportuna cortina di fumo. In compenso, però, abbiamo la libertà di scrivere “VIVA VERDI”.

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