NATALE. I Vangeli dicono poco o niente sulla nascita di Gesù

Dei quattro evangelisti – Matteo, Marco, Luca, Giovanni – soltanto Matteo e Luca raccontano la nascita di Gesù. Marco e Giovanni ignorano del tutto anche la “strage degli innocenti” ordinata dal re Erode nel tentativo di eliminare un bambino per lui pericoloso. Prima del sovrano di Giudea, anche un Faraone aveva fatto una strage senza successo: la vittima designata di nome Mosè si salvò miracolosamente e, crescendo, gliene avrebbe fatte vedere di tutti i colori. Nel caso di Erode, invece, il bambino sopravvissuto non gli procurò alcun fastidio, perché il re morì pochi anni dopo la sua nascita. Fra l’altro, questo dimostra l’errore di Dionigi il Piccolo che sei secoli dopo fissò la data dell’inizio dell’era cristiana. Oggi, tutto il mondo conta gli anni dalla nascita di Gesù. Quelli che non lo fanno (gli Ebrei contano dalla creazione del mondo, anno stabilito prima della scoperta del carbonio14 e mai più modificato; gli Arabi dalla fuga di Maometto dalla Mecca a Medina, i buddisti…) comunque debbono usare la data cristiana per rapportarsi con gli altri.

Torniamo ai Vangeli ed alla nascita di Gesù.

Matteo racconta della vergine e ripropone la profezia di Isaia («Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele…») che, a parte la scelta del nome (significa “Dio con noi”) molto evocativa ma non centrata, ripete un motivo (il nato dalla vergine) diffuso in religioni e credenze da tempi immemorabili (https://internettuale.net/3615/natale-e-bello-anche-se-gesu-non-e-nato-il-25-dicembre) .

Parla, Matteo, anche di alcuni Magi (sapienti astrologi) venuti dall’Oriente, i quali, «entrati nella casa» regalano al bambinello oro, incenso e mirra. Forse da qui è nata l’idea che fossero stati in tre.

Di quei doni, comunque, non se ne sa più nulla. O furono estremamente simbolici: un granello di polvere d’oro e mezzo granello di incenso e mirra, oppure sono serviti come capitale a Giuseppe per ampliare la sua falegnameria e a Maria per arredare la casa di Nazareth. L’oro è, infatti, prezioso ancora oggi, ma a quei tempi le spezie, soprattutto la mirra, valevano più dell’oro.

Il fatto che i Magi (quando siano stati promossi Re è una storiella a parte) fossero entrati in una casa a rendere omaggio al neonato, esclude tutta l’epopea della stalla con bue asinello e zampognari.

E veniamo a Luca. Nel suo vangelo il racconto non contempla i Magi, che restano dunque un’esclusiva, il copyright, di Matteo.

Luca introduce la mangiatoia (il presepio, appunto) ma non parla di stalle né di bue e asinello. Dice Luca: «..lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto nell’albergo».

Questo fa ipotizzare che la scena si svolgesse nel cortile interno della casa (nella quale sono entrati i Magi di Matteo) e che lungo una parete ci fosse una mangiatoia per gli animali dei viaggiatori.

In ogni caso, questi sono i fatti acclarati da testimoni che conobbero Gesù di persona. Il resto, a cominciare dalle fantasie di San Francesco fino al monumentale presepio della reggia borbonica di Caserta, è il frutto di immaginazione non approvata dalla CEI, la Conferenza Episcopale Italiana, l’unica che mette il sigillo della verità sul testo in italiano della Bibbia.

 

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