Non c'è ragione di farsi prendere dal panico, ma per prudenza è meglio prepararsi al panico

CENSIS E COVID. Italiani più forcaioli per paura

Il Centro studi investimenti sociali (Censis) dice che il 43,7% degli italiani vorrebbe la pena di morte per gli “untori”, cioè per quelli che non rispettano le regole governative di comportamento anti-Covid. Basta guardarsi intorno, fare un giro sui social, ascoltare gli interventi soprattutto sulle radio locali per nutrire dubbi sulla corrispondenza del dato alla realtà. A volere la pena di morte sono anche quelli che non lo confessano apertamente per un residuo di pudore di sinistra garantista. In un piccolo centro calabrese, fioccano le denunce anonime che segnalano gli “untori” ai carabinieri, eppure qui, a Rocca Imperiale, gira costantemente la pattuglia dell’Arma a caccia di trasgressori a volto scoperto.

Lo stesso Censis, comunque, registra che oltre il 77% degli italiani chiede pene severissime per chi non porta la mascherina, per chi non rispetta il distanziamento sociale e i divieti di assembramento. E quali “pene severissime” sarebbero? La verità è che la naturale tendenza forcaiola di questi italiani partoriti dalle repubbliche (prima, seconda, terza…) resistenziali e antifasciste s’è sviluppata vieppiù alimentata dalla paura. Questi non-cittadini, questi sudditi/clienti/consumatori sono disposti a tutto pur di non avere paura. Il Censis registra che il 57,8% è disposto a rinunciare alle libertà personali, lasciando ai governativi il diritto di decidere sulla vita: quando e come uscire di casa, quali persone si possono incontrare, per quanti metri ci si può muovere… Il “vietato vietare” del tanto bistrattato (soprattutto da quelli che non c’erano) Sessantotto, in questa Italia pacifista, buonista, dalle braccia aperte agli stranieri, pronta a ingurgitare anche notizie palesemente false, dalle dita agili sul tastierino per scambiarsi monumentali cazzate; questa Italia di animalisti e spinellari, di fanatici ecologisti amici del fiume che, se viene imbrigliato dal cemento, si ribella e fa bene!, di spirito scimmiesco che induce in una spirale infinita di imitazioni che imitano sé stesse, ebbene questa Italia non sente ragioni. La continua attenzione al corpo, la corsa al pronto soccorso per un sintomo ritenuto grave grazie ad internet, il ricorso alle analisi per ogni sciocchezza (e qui i medici di base ci mettono del loro), la frequentazione di parafarmacie, la ricerca del rimedio “non invasivo” che assicuri la salute, insomma la voglia di stare bene e non soffrire nemmeno per un secondo è l’unica religione osservata da quasi tutti. La paura d’ammalarsi è diventata puro terrore grazie ai pluriquotidiani bollettini su contagiati, morti, ricoverati…

A pensar male si direbbe che la campagna d’informazione terroristica sia coltivata da chi vuole le mani libere per comandare con il consenso dei terrorizzati forcaioli.

Perfino in materia di lavoro, si registra la regressione: dalle lotte per i diritti sindacali siamo arrivati (per il 38,5% dei lavoratori) alla disponibilità a rinunciare a tutti i diritti civili e quindi a consentire limiti al diritto di sciopero, alla libertà di opinione e al divieto di iscriversi a sindacati e associazioni.

Il 54° Rapporto sulla situazione sociale del Paese fotografa, dunque, un’Italia che finalmente riconosce di essere una colonia senza diritti. E, come tutti i disgraziati mentecatti, vuole il peggio per gli altri. Il Rapporto Censis dice che il 56,6% vuole il carcere per i contagiati che non rispettano rigorosamente le regole della quarantena e dell’isolamento. Il 31,2% non vuole che vengano curati coloro che, a causa dei loro comportamenti irresponsabili o irregolari, hanno provocato la propria malattia.

Svettano i giovani: il 49,3% di loro vuole essere curato prima degli anziani.

I bravi giovani hanno smesso di fare la rivoluzione (benedetti dagli antisessantottini per professione) e si dedicano alla salute del proprio corpo, ne coltivano l’apparenza, sopracciglia tagliate e mutande firmate.

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