MAROCCO-ISRAELE Lo zampino di Trump contro il Polisario

Mentre qui si contano i contagiati, i morti, i guariti, i ricoverati, gli asintomatici e i tamponi, va avanti l’offensiva del presidente Usa Donald Trump a favore di Israele. Se il suo successore continuerà alla stessa maniera oppure riprenderà la linea filo-israeliana soft, le crepe aperte nel fronte arabo non saranno riparate. Dopo Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Sudan, anche il Marocco ha stretto un accordo con Tel Aviv. Come per gli altri, il Regno del Marocco ha piegato le ginocchia per assicurarsi una vittoria che, chissà come mai, proprio in questi ultimi tempi si sta profilando più probabile che mai.

Sono decenni, infatti, che il Fronte Polisario (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro) combatte per l’autonomia nel Sahara occidentale. È noto il sostegno della Repubblica Democratica Popolare di Algeria; è invece poco noto che al Consiglio di Sicurezza dell’Onu gli Usa (e la Francia) hanno sempre bloccato qualsiasi proposta atta a porre fine alla lunga guerra. Trent’anni fa, fu firmato un cessate il fuoco e, anno dopo anno, la guerra di liberazione del Polisario è quasi del tutto scomparsa dalle agende mediatiche.

D’improvviso, il regno maghrebino ha lanciato le truppe verso il territorio contestato. Come mai? Gli Usa hanno riconosciuto la sovranità di Rabat sul Sahara occidentale. Fine della storia. Da questo momento, il Marocco ha le mani libere per azioni militari da condurre in profondità. Come si vede nella foto d’apertura, il Polisario aveva bloccato la camionabile che porta in Mauritania e il re Muhammad VI ha ordinato alle truppe di liberare la strada.

Il segretario generale del Fronte Polisario e presidente della Repubblica Araba Saharawi Democratica (SADR) Brahim Ghali ha denunciato la rottura del cessate il fuoco (firmato con Rabat nel 1991) e ha dichiarato lo stato di guerra.

Da trent’anni i cittadini della SADR vivono in due aree principali, una nel Sahara che è sotto stretta sorveglianza marocchina, l’altra è un campo profughi (circa 200 mila rifugiati) nell’area di Tindouf, in territorio algerino.

Non va nemmeno dimenticato che il Sahara è un enorme deposito di risorse naturali, a cominciare dal fosfato ed è una grande zona di pesca (l’Ue ha un accordo con il Marocco per la pesca nell’area dell’Atlantico sulla quale si affaccia il Sahara). Il re ha negato che sia iniziata la guerra, ma il governo saharawi ritiene le Nazioni Unite e, in particolare, il Consiglio di sicurezza responsabili della protezione dei civili saharawi. Ovviamente, questo non basterà a fermare il cingolato schiacciasassi oramai in movimento (anche con l’aiuto israeliano).

 

 

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