Winnipeg (Manitoba, Canada). Il monumento a Louis Riel (1844-1885)

CANADA. Louis Riel, un meticcio in guerra con gli inglesi

Il 16 novembre del 1885, a Regina, in Canada, fu impiccato Louis Riel. Aveva 41 anni ed era stato il capo della rivolta dei Métis, il popolo nato dalle unioni di coloni bianchi con donne indiane. Il patibolo era stato montato a Regina, perché lì c’era stato il primo insediamento delle “Giubbe rosse”, la polizia a cavallo di Sua Maestà britannica. Chiamati “figli bastardi delle concubine indiane”, i Métis erano passati dal dominio dell’Hudson’s Bay Company (HBC), che dal 1836 aveva imposto il monopolio nel commercio delle pellicce, a quello del “Dominion of Canada” (dall’irochese kanata, che vuol dire villaggio).

Nel 1867 la neonata Confederazione canadese, formata dalle province di Ontario, Quebec, Nova Scotia e New Brunswick, aveva infatti esteso la sovranità sulla Terra di Rupert e sul Territorio del Nord-Ovest, assumendo la fisionomia di Dominion, termine con il quale Londra “nobilitava” una colonia. Da qui la prima ribellione (Red River Ribellion) e la creazione della provincia autonoma di Manitoba (dalla parola algonchina manitù (forza), il termine che indicava la potenza che regola l’ordine universale).

Riel era nato nell’insediamento del Fiume Rosso, l’odierna Winnipeg, il 22 ottobre del 1844. Il padre era un leader locale dei Métis nella resistenza al monopolio commerciale della HBC. La popolazione era amerindia (Cree, Ojibwés, Saulteaux e Menominee ) per matrilinealtà mentre la patrilinealtà era dei voyageurs (cacciatori) e coureur des bois (contrabbandieri di pellicce nella Nuova Francia) cattolici francesi (ma c’erano anche alcuni inglesi e scozzesi).

Il governo provvisorio istituito da Riel riuscì, nel 1870, ad ottenere dal governo britannico il riconoscimento della provincia, il mantenimento di scuole francesi per i bambini Métis e la protezione della religione cattolica. Firmato l’accordo, il Dominion inviò una spedizione militare, forte di soldati britannici e milizie protestanti. La resistenza durò poco e Riel fuggì negli Stati Uniti. Tra il 1871 e il 1896, quasi un quarto della popolazione canadese emigrò negli States. Va detto che molti Métis non avevano titoli “legali” sulla loro terra né sulla proprietà delle fattorie, per cui non c’erano ostacoli alla politica espansionista del governatore nominato per i territori ai quali era stata imposta la sovranità britannica, e fu così che a quarant’anni Riel fu richiamato dal popolo Métis: l’8 marzo del 1885 fu redatta una “Carta dei diritti rivoluzionaria” in 10 punti. Erano rivendicati i diritti di possesso delle fattorie, ma era anche richiesto che il “Dipartimento del Territorio del governo del Dominion” fosse decentrato in modo che i coloni non fossero costretti ad andare fino a Ottawa per le controversie con il commissario immobiliare.

Non ci fu risposta, ma preparativi per una nuova spedizione militare. Riel fu eletto presidente del nuovo governo e furono decise le occupazioni di forti britannici. Con i Métis si schierarono anche gli indiani delle pianure. L’espropriazione delle terre e la scomparsa delle grandi mandrie di bisonti avevano ridotto alla fame i Cree, i Blackfoot e i Saulteaux (i “Popoli delle rapide”). I guerrieri indiani condussero anche vittoriose campagne riuscendo a sconfiggere in più occasioni le truppe regolari britanniche.

Il capo dei Cree Big Bear

Il capo dei Cree, Big Bear (Grande Orso) fu l’ultimo a cedere. Fatto prigioniero fu condannato per alto tradimento. Gli avvocati di Riel avrebbero voluto far passare la linea difensiva dell’insanità mentale, ma Riel rifiutò di farsi passare per pazzo e affrontò il processo rivendicando la linea politica perseguita a difesa dei diritti Métis. Il suo destino, però, era stato già deciso e, nonostante la giuria avesse raccomandato la clemenza, fu condannato all’impiccagione. In effetti, al ribelle era stata costantemente vietata l’attività politica: eletto per ben tre volte alla Camera dei Comuni dal distretto di Manitoba e Provencher, fu tutte le volte espulso prima di poter prendere posto come eletto dal popolo.

La ribellione del Nord-Ovest (North-West Resistance) segnò alcune vittorie (al Lago Duck, a Fish Creek e a Cut Knife), ma fu schiantata dall’esercito messo in campo. La distruzione delle forze Mélis e dei loro alleati indiani mise fine a quella ribellione, ma piantò il seme della lunga contrapposizione tra il Canada anglofono e quello francofono.

Dal 1870 al 1970, più di 150 mila bambini sono stati strappati alle loro famiglie e portati in istituti religiosi fondati dal governo canadese per “cristianizzare e civilizzare” gli aborigeni. Non potevano parlare la lingua Cree. Hanno subito violenze fisiche e sessuali. Il governo ha chiesto scusa a nome di tutto il Paese e ha istituito un risarcimento di 2 miliardi di dollari per i superstiti e per i loro discendenti. Anche la Chiesa ha chiesto scusa, ma per accedere ai risarcimenti di 3.000 dollari canadesi all’anno, gli aborigeni devono firmare una liberatoria.

 

 

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