1923. E il Fascismo decretò: tutti a destra!

Una delle prove più evidenti della pervicace volontà dei fascisti ad uniformare i comportamenti individuali in un’anonima volontà collettiva è data dal regio decreto del 12 dicembre del 1923. A poco più di un anno di distanza dalla Marcia su Roma, Benito Mussolini, con la complicità del re e di una nutrita pattuglia di ministri, costrinse il popolo italiano nella camicia di forza di una circolazione stradale disciplinata in ogni suo aspetto.

Il decreto era intitolato per l’appunto “Norme disciplinanti la circolazione sulle strade ed aree pubbliche” e obbligava i cittadini ad abbandonare antiche abitudini e vecchie libertà assicurate dall’uso. Non fu più possibile sedersi alla guida di un veicolo senza una targa identificativa, sprovvisto di una carta di circolazione e senza una patente. L’italica fantasia che, fino all’avvento del Fascismo, aveva goduto della più ampia libertà creativa viaggiando su mezzi di trasporto dalle misure più diverse, con seggiolini e seggioline agganciati all’esterno, fu ferocemente umiliata da disposizioni che prescrivevano le misure per autovetture e autocarri. Quel decreto rivelò agli italiani il vero volto del Fascismo: autoritario, impositivo, uniformatore. Fu in quel modo che la democrazia nella circolazione stradale venne assassinata.

La legge non aveva carattere eccezionale, non fu emanata per restare in vigore un tot di tempo. A differenza dei governativi attuali, i quali condannano gli italiani agli arresti domiciliari senza processo, chiudono ristoranti e bar, impongono il coprifuoco ad imitazione dei comandi alleati (fra loro) che occuparono l’Italia con la complicità di Badoglio&soci, a differenza di questi, che emanano decreti provvisori uno appresso all’altro, il Fascismo pretendeva di dare ai provvedimenti i caratteri dell’eternità. Loro, i fascisti, non temevano di essere definitivi, questi, i governativi attuali, nascondono le velleità di lunga durata dietro il paravento della eccezionalità provvisoria.

Ma c’è di più. I fascisti obbligarono tutti a stare a destra. Chi stava a sinistra veniva punito. La fecero franca perché all’epoca non c’era la Corte internazionale dei diritti dell’uomo.

Alle città, libere eredi delle autonomie comunali, dove era legittimo circolare a sinistra, come le più evolute colonie dell’impero britannico, fu data una scadenza per uniformarsi e furono minacciati terribili provvedimenti punitivi.

Leggiamo alcuni passaggi dell’articolo intitolato “Mano da tenere nella circolazione stradale”:

«Tutti i veicoli, gli animali da tiro, da sorta o da sella le mandrie e greggi circolanti sulle strade ordinarie, sia negli abitati sia in campagna, debbono portarsi a destra per incrociare ed alla sinistra per oltrepassare, avendo cura nelle svolte di mantenere la propria mano».

E ancora: «Nell’interno delle città, dove finora si è tenuta la mano sinistra, dovrà osservarsi la disposizione precedente entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto; per le città di Genova, Milano, Roma e Torino il termine potrà, con successivo decreto del Ministro per i lavori pubblici, essere prorogato fino al massimo di altri sei mesi».

«In correlazione a detti termini – ecco la dittatura che si disvela – saranno fissati con decreto del Prefetto, udito il Circolo ferroviario d’ispezione, anche il termine e le modalità con le quali dovrà essere provveduto da parte delle aziende esercenti le linee tramviarie a modificare gli impianti relativi, così da conseguire nel medesimo tempo la completa unicità nel senso di circolazione».

Quel regio decreto non lasciava spazio a nessun comportamento autonomo. «La velocità dei veicoli – leggiamo in un altro articolo – deve essere regolata in modo da evitare ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose e deve essere particolarmente moderata nel tratti di strada a visuale non libera, o in curva, nei crocevia, nelle biforcazioni e quando si attraversino agglomeramenti di abitati».

Per indorare la pillola, i fascisti fecero qualche concessione ai gloriosi Comuni culle di libertà. «Nei regolamenti comunali – consentiva il decreto – possono essere dettate speciali norme per limitare e fissare la velocità dei veicoli nell’interno degli abitati».

Per conseguire la patente, furono anche istituite le scuole guida costringendo signori e signore (ma soltanto coloro che sapessero leggere e scrivere, avessero una buona vista e non soffrissero di malattie invalidanti… ecco il bieco razzismo senza veli) a tornare a scuola per imparare a guidare ma anche a riconoscere la segnaletica e perfino ad orientarsi fra le parti del motore come se non ci fossero meccanici e officine.

Meno male che oggi nessun governo ha il diritto di imporre al cittadino, che so, l’uso delle cinture, il casco, la mascherina eccetera ecceterone. Oggi siamo liberi e chi lo nega non è altro che un violento negazionista da mettere in galera.

 

 

 

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