Il palazzo dello scandalo vaticano a Londra

SOLDI DELLA CHIESA. In Vaticano è rivoluzione

Oltre il Portone di Bronzo, continua la rivoluzione (quasi) silenziosa nella gestione dei quattrini. La fine del “Quarantotto” (data un tempo fatidica per la costruenda Italia) ci sarà quando i fondi attualmente gestiti dalla segreteria di Stato passeranno nelle mani dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA) con annesso controllo da parte della segreteria dell’Economia. La delicata fase di trasferimento sarà pilotata da una Commissione di passaggio e controllo, costituita dal Sostituto della Segreteria di Stato mons. Edgar Peña Parra, dal presidente dell’APSA mons. Nunzio Galantino e dal Prefetto della Segreteria per l’Economia padre Juan Antonio Guerrero.

Papa Francesco aveva scritto in agosto: «Nel quadro della riforma della Curia ho riflettuto e pregato sull’opportunità di dare un impulso che permetta una sempre migliore organizzazione delle attività economiche e finanziarie, continuando nella linea di una gestione che sia, secondo i desideri di tutti, più evangelica».

E spiegava: «Non sembra necessario, né opportuno che la Segreteria di Stato debba eseguire tutte le funzioni che sono già attribuite ad altri Dicasteri. È preferibile, quindi, che anche in materia economica e finanziaria si attui il principio di sussidiarietà, fermo restando il ruolo specifico della Segreteria di Stato e il compito indispensabile che essa svolge».

Quando facevo il cronista, mezzo secolo fa, il linguaggio usato dai politici democristiani scivolava sulla lama del detto e non detto, si insinuava tra l’affermazione e la negazione dell’affermazione, fluttuava tra espressioni incredibili e indimenticabili come le “convergenze parallele” di Aldo Moro. Erano stati tutti addestrati nelle parrocchie e nei corridoi degli arcivescovadi (qualcuno come Giulio Andreotti aveva perfezionato l’addestramento addirittura nelle anticamere papali) e perciò leggere lo scritto di Bergoglio m’ha riportato alla mente le sottigliezze demitiane anche per il fatto che risentivano della lingua madre come quelle del papa argentino accusano l’accento spagnolo.

«Una particolare attenzione – scriveva il Papa – meritano gli investimenti operati a Londra e il fondo Centurion, dai quali occorre uscire al più presto, o almeno, disporne in maniera tale da eliminarne tutti i rischi reputazionali». Chi ha seguito dall’inizio le ultime scandalose vicende vaticane era rimasto allibito scoprendo le speculazioni immobiliari londinesi ad opera dei preti e perciò Bergoglio ha ordinato di sbaraccare ogni cosa. I “rischi reputazionali” per un organismo come la Chiesa di Roma che predica la carità sono esiziali; quasi quanto la scoperta che il conte Dracula era un vegano.

La conclusione di Francesco è la classica ciliegina sulla torta; acclarato, scriveva il Papa, che «la Segreteria di Stato non dovrà amministrare né gestire patrimoni, sarà opportuno che ridefinisca il proprio Ufficio amministrativo, oppure valuti la necessità della sua esistenza». Della serie: sbrigatevi a piantare baracca e burattini.

 

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