Palazzo del Governatorato dello Stato Città del Vaticano

VATICANO Commissione materie riservate e conti pubblici

Grazie soprattutto al coronavirus, alla crisi interna dei Cinquestelle e alla campagna anti-Trump, le vicende finanziarie del Vaticano hanno meno spazio. Dove sono i grandi giornalisti d’inchiesta che lavoravano nei grandi giornali? Perché il lettore non può più godere dei paginoni sullo Ior (Istituto per le opere di religione; sbrigativamente: la banca del Vaticano), sugli affari degli alti prelati e sugli intrecci Chiesa cattolica-Massoneria-Mafia e via intrecciando? Cos’è cambiato? I giovani nemmeno sanno chi fosse il cardinale Marcinkus e perciò lasciamo stare il passato. Al riguardo, una sola considerazione: erano gli anni dei pentapartiti al governo, della Democrazia cristiana (Dc) azionista di maggioranza, del Partito comunista italiano (Pci) in procinto di restare orfano per la caduta dell’Unione sovietica e delle campagne made in Usa contro la Chiesa di Roma omofoba e reazionaria. Era sufficiente un pettegolezzo e partivano i carri armati mediatici per schiacciare lo “strapotere dei preti”. Oggi c’è un papa ecologista e animalista, antisovranista e antipopulista, immigrazionista e antitangentista. Ci sono, purtroppo, ancora alti prelati che fanno proibiti giochetti finanziari, ma l’apparato messo in piedi da papa Francesco vigila e punisce. Il Vaticano è trasparente, è una chiesa di vetro, dichiarano in sala stampa. Con “Vaticano” comprendiamo, anche se tecnicamente e giuridicamente sbagliato, la Santa Sede, lo Stato della Città del Vaticano e la Chiesa cattolica romana apostolica. A fare ogni volta le opportune distinzioni ci si perde la testa: è come spiegare il mistero della trinità, Dio-Gesù-Spirito santo, ipostasi consustanziali… roba da teologi che, fra l’altro, qui non serve per raccontare ciò che succede dietro il “Portone di Bronzo”.

Intanto, va detto che in Vaticano (e fuori) opera l’Aif (Autorità di informazione finanziaria) per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Di recente il papa ha sospeso il direttore dell’Aif Tommaso Di Ruzza e nominato un nuovo presidente (Carmelo Barbagallo ex Bankitalia) mentre si aspettava l’arrivo degli ispettori di “Moneyval”, l’organismo del Consiglio d’Europa incaricato di valutare il rispetto degli standard internazionali e formulare “raccomandazioni” alle autorità nazionali per migliorare i sistemi adottati.

Incontrandoli, il papa ha detto, fra l’altro, di «ripensare al nostro rapporto col denaro». Sostituzioni dei vertici, modifiche alle leggi in vigore e maggiore trasparenza nei conti: in questo modo il papa fa la guerra alla “finanza nera”. Ovviamente, come ogni Stato che si rispetti, anche il Vaticano dispone di strumenti di “autotutela”. Alla fine del mese scorso, Bergoglio aveva nominato il cardinale Kevin Farrell presidente della “Commissione di materie riservate”, il vescovo Filippo Iannone segretario e tre membri: i vescovi Fernando Vérgez Alzaga e Nunzio Galantino e padre Juan Antonio Guerrero. Questa Commissione ha il compito di valutare caso per caso su quali atti economico-finanziari si manterrà la riservatezza. Va ricordato che le “Norme sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano” (giugno scorso) non valgono in materie coperte dal vincolo di segretezza e per quelle attinenti “all’Ufficio e alla sicurezza del Romano Pontefice, della Santa Sede e della Chiesa Universale ovvero siano necessari o funzionali ad assicurare la missione della Chiesa nel mondo e garantire la sovranità e l’indipendenza della Santa Sede o dello Stato della Città del Vaticano”.

C’è, dunque, ancora spazio di manovra per alti prelati e banchieri “disinvolti”. Per ora, è tutto tranquillo sul fronte “Moneyval”.

Ma è davvero così difficile leggere i bilanci e i rendiconti del Vaticano? È complicato, come al solito. Innanzitutto, tocca stare attenti a non confondere la Curia di Roma con la Chiesa e con il Vaticano. In secondo luogo, va ricordato che le Conferenze episcopali (le assemblee di vescovi in ogni singola nazione), le diocesi, le parrocchie, le congregazioni, gli istituti religiosi e le migliaia di opere della Chiesa nel mondo non entrano nel bilancio della Santa Sede.

Ci sono, inoltre: il bilancio della Città del Vaticano (cioè del Governatorato che dirige lo Stato in nome del papa); lo Ior  e l’Obolo di San Pietro (danaro offerto al papa dai fedeli nel mondo). Sono a parte anche i bilanci delle Fondazioni che collaborano con i dicasteri. Il bilancio della Curia Romana è quello della Santa Sede in senso stretto; si tratta di 60 enti al servizio del Papa e della sua missione.

In soldoni, di quanto si tratta? La Curia ha un patrimonio netto di 1.402 milioni di euro e nel 2019 ha incassato 307 milioni. L’incasso dell’Obolo, dichiarato nel 2019, è stato di 53 milioni di euro. Non sono cifre straordinarie. La manovra di bilancio del Comune di Roma, per esempio, ammonta a 890 milioni di euro. Il patrimonio netto è di 10,2 miliardi (bilancio 2018).

Può essere che in Vaticano ci sia qualche euro che tuttora sfugga ai conteggi.

 

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