MALI Il governo provvisorio libera 206 jihadisti

Il Mali ha un governo provvisorio (come in Italia, soltanto che lì lo dichiarano apertamente) in attesa delle prossime elezioni. L’ex Sudan francese (la lingua ufficiale è tuttora il francese) è passato sotto il controllo dei militari dopo il golpe dello scorso agosto (https://internettuale.net/4139/africa-il-golpe-in-mali-e-il-caos-nello-zimbabwe). Presidente “provvisorio” è stato nominato Bah Ndaw, già capo di stato maggiore della “Malian Air Force”, vice capo di stato maggiore della “Guardia nazionale” e ministro della Difesa.

Come vicepresidente gli è stato affiancato, ma in realtà è il detentore del potere, Assimi Goïta, 37 anni, protagonista del golpe e capo del “Comitato nazionale per la salvezza del popolo”.

I ministri della Difesa, della Sicurezza, dell’Amministrazione territoriale e della Riconciliazione nazionale sono quattro colonelli. Tutta l’operazione (golpe-governo militare) è stata condotta con la “benedizione” degli Stati Uniti. È da vedere se i colonnelli eseguiranno anche i “consigli” della portavoce del Dipartimento di Stato Morgan Ortagus che ha ricordato con un twitter la promessa di libere elezioni entro 18 mesi.

La “Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale” (Cedeao), che comprende appunto l’area dell’ex Africa occidentale francese, ha abolito le sanzioni decise subito dopo il golpe a riprova che ai confini del Mali si ha fiducia nel nuovo governo. Il passo decisivo era stata la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della “Carta di transizione”, una Costituzione provvisoria che, comunque, lascia al vicepresidente il potere di assumere la presidenza per “motivi di sicurezza”. Va ricordato che nonostante la lunga guerra di repressione dei ribelli islamisti (la République du Mali è a maggioranza sunnita) il governo ha deciso la scarcerazione di 206 jihadisti (la cifra è di fonte “Al Qaida”) che torneranno a combattere.

La decisione, non confermata ufficialmente, è frutto di uno scambio con “Al Qaida”: la libertà dei combattenti contro la liberazione dell’ex ministro Soumaila Cissé, sequestrato a Timbuctù sette mesi fa, e della francese Sophie Pétronin, da quattro anni prigioniera nel Sahel.

Nemmeno da Parigi arrivano conferme: a combattere le formazioni jiadiste ci sono ancora cinquemila soldati francesi.

In breve: tra militari e civili (quelli, per intenderci, del “Movimento 5 giugno” leader delle proteste di piazza) i rapporti non sono stabili (anche qui viene spontaneo il raffronto con l’Italia per la complicità ballerina Pd-Cinquestelle), la guerriglia jiadista potrebbe “sconfinare”, il golpe potrebbe essere imitato in Costa d’Avorio e in Guinea (https://internettuale.net/4095/in-camerun-ce-la-guerra-civile-in-mali-sta-per-scoppiare),  i francesi non riescono a fermare il traffico di esseri umani gestito dai neoschiavisti. Gli intrecci, poi, sul contrabbando di armi e droga sono radicati anche ad alto livello.

 

 

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