INDIGENI. Gli appelli sono inutili, servono parchi naturali

C’erano una volta i Paesi Bric, cioè Brasile, Russia, India e Cina. L’acronimo li accomunava per ampiezza di risorse naturali e crescita del Pil. Gli analisti hanno poi aggiunto il Sudafrica e la Turchia, per l’acronimo è diventato Bricst. A parte la Russia, sono Paesi con enormi problemi interni di natura etnica e/o religiosa. Il Brasile deve anche risolvere la questione degli indigeni. Gli Stati Uniti risolsero la faccenda sterminando i pellirosse e la Turchia fece lo stesso con gli Armeni, ma quelli erano altri tempi: non c’erano telefonini e satelliti.

Secondo il “Rapporto annuale sulla violenza contro i popoli indigeni del Brasile” redatto dai vescovi del Consiglio missionario indigeno (Cimi), l’espropriazione forzata di terre indigene prosegue nella complicità del governo. Il documento accusa direttamente il presidente Jair Bolsonaro di favorire l’insediamento di imprese del settore agroalimentare, minerario e forestale nelle terre che appartengono per legge ai nativi.

L’invasione delle industrie è favorita anche dagli incendi, che, secondo i vescovi brasiliani, servono per ripulire aree forestali per impiantarci aziende agricole. Non si contano le violenze, anche sessuali. Omicidi, aggressioni e minacce sono all’ordine del giorno. Per di più, gli indigeni sono abbandonati dagli organismi pubblici con conseguente crescita di drogati e alcolizzati.

C’è un modo di risolvere l’equazione sviluppo-tutela degli indigeni?

Dall’edizione di quest’anno della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni, istituita dall’Onu, risulta che in 70 nazioni vivono più di 370 milioni di indigeni che parlano più di cinquemila lingue il 25% delle quali è tuttora sconosciuto. Milioni di nativi che vivono nelle foreste, nelle praterie, nei deserti e fra i ghiacci dell’Artico. I processi d’integrazione variano nei diversi Paesi ma ci sono almeno cento piccole tribù che rischiano l’estinzione.

Forse la maniera migliore di proteggere questi antenati-contemporanei è di costituire dei Parchi sul modello di quelli istituiti a tutela di alberi e animali. Invece di inveire contro il progresso che distrugge la Natura ed elogiare questi popoli primitivi che vivono in felice armonia con Madre Natura (letteratura per l’infanzia), dovrebbero essere adottate misure realistiche e di effettiva tutela. Chiedere al Brasile di non sfruttare le risorse che ha, a cominciare dalla foresta amazzonica, è soltanto un ululato alla luna.

 

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