VATICANO. La lotta alla corruzione per salvare la chiesa

Al di là del “Portone di Bronzo”, all’interno delle mura vaticane, prosegue la “modernizzazione” voluta da papa Francesco. È in atto una svolta epocale: la Chiesa di Roma contro i preti pedofili e contro la corruzione. Un luterano potrebbe dire che è in ritardo di almeno mezzo millennio. Quando Martin Lutero denunciò i vizi dei preti non s’aspettava di avere soddisfazione e perciò fondò la chiesa protestante. Se avesse aspettato cinque secoli, sarebbe stato accolto a braccia aperte. Il sistema “apostolico” di gestione dei soldi è sempre stato un buco nero nel quale sono finiti inghiottiti vescovi e cardinali, avvocati e banchieri. La stessa natura giuridica (la Chiesa, la Santa Sede, lo Stato della Città del Vaticano…) apre infiniti spazi alle malefatte che restano nascoste nelle mille pieghe di differenziazioni generate da scarsa trasparenza e sottigliezze leguleie.

La Chiesa di Roma aspira a perpetuarsi nel terzo millennio mettendo ordine all’interno sia sul piano teologico (riforma del Paternostro etc.) e sia sul piano politico-amministrativo. Da qui, la grande campagna contro la pedofilia e il varo di nuove regole: l’anticlericalismo anticattolico ha troppe armi e le possenti mura vaticane ampliate e rafforzate nel corso dei secoli non avrebbero resistito ancora a lungo all’assedio mediatico-giudiziario.

A gennaio dello scorso anno, papa Francesco aveva rinnovato lo Statuto dell’Ufficio del Revisore Generale in Vaticano, trasformandolo in una più forte autorità anticorruzione.

Tre mesi fa era stato varato il codice unico per contratti e appalti, una legge quadro contenente norme valide per la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano su trasparenza, controllo centralizzato e concorrenza nelle procedure di aggiudicazione.

Lavorando in silenzio e senza fermarsi, si è arrivati ad un protocollo d’intesa firmato dal Prefetto della Segreteria per l’Economia (padre Juan Antonio Guerrero) e dal Revisore generale ad interim (Alessandro Cassinis Righini).

Un comunicato ufficiale ha informato che le «le due Autorità della Santa Sede collaboreranno in maniera ancora più stretta nella identificazione dei rischi di corruzione e per una efficace attuazione delle norme sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza dei contratti pubblici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano recentemente approvate».

Scontate le dichiarazioni di Alessandro Cassinis («un ulteriore concreto atto che dimostra la volontà della Santa Sede di prevenire e combattere il fenomeno corruttivo all’interno e all’esterno») mentre Padre Guerrero ha detto che il protocollo è anche uno strumento utile a «combattere sprechi in un momento così difficile a causa delle conseguenze economiche della pandemia».

Resta comunque il dubbio sulle capacità della chiesa di restare “millenaria”. La crisi dell’Urss apparve a tutti evidente quando il segretario generale del Pcus (Partito comunista dell’Unione sovietica) varò la glasnost (trasparenza) e la perestrojka (ristrutturazione). Ammettendo davanti al mondo di avere problemi così grossi da esigere profonde riforme, Gorbaciov fece da becchino alla superpotenza. Non sempre i cambiamenti sono salutari per le vecchie strutture.

Per i cronisti di una certa età, il “Portone di Bronzo” (l’ingresso del Palazzo Apostolico, la casa dei papi) era la locuzione indicante il regno del monarca scelto dallo spirito santo. Oggi non si usa più. Anche perché questo papa ha scelto di abitare dentro Casa Santa Marta.

 

 

 

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