CONFTRASPORTO. I porti italiani in mano ai cinesi

Da qualche decennio sul “pericolo giallo” è stata stesa una cortina di interessi e complicità per cui a parlar male della Cina ci si becca come minimo l’epiteto di “sovranista”, che, a quanto pare, è oggi in testa alla classifica dei media avendo superato quelli di “razzista” e “fascista”. L’espansione cinese è un dato di fatto che soltanto ai miopi appare come un innocuo elemento della competizione sui mercati internazionali. Ci si dimentica troppo facilmente che a Pechino domina una oligarchia di funzionari del partito comunista di poco diversa da quella stalinista (https://internettuale.net/1921/uiguri-continua-la-repressione-cinese-new-york-times-altre-8-condanne-a-morte).

Per gli oppositori Mosca aveva creato i gulag e Pechino ha creato i laogai (https://internettuale.net/2310/la-cina-incarcera-gli-avvocati-con-laccusa-di-sovversione-e-di-sesso-inappropriato).

Gran parte della forza espansionistica cinese è generata dalle condizioni di vita e di lavoro imposte dall’oligarchia al comando (https://internettuale.net/2325/nessuno-fa-la-guerra-al-neoschiavismo-in-cina-perche-e-un-affare-doro).

In questi giorni a combattere in prima linea il “pericolo giallo” non sono i “sovranisti” urlanti e pressappochisti, ma la Federlogistica-Conftrasporto che, per bocca del suo presidente Luigi Merlo, ha richiamato l’attenzione sull’invasione cinese dei porti italiani. «Dietro la definizione evocativa di Via Della Seta – ha detto Merlo – si cela un preoccupante disegno politico egemonico che passa attraverso il controllo delle infrastrutture strategiche del nostro Paese e che in troppi sottovalutano». Più tranchant il vicepresidente di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Uggè: «Quella dichiarata dalla Cina è una guerra, portata avanti in modo diverso, non esplicito, in una contesa per il potere. Il modus operandi è, tradotto in soldoni: “io ti finanzio, tu fai quello che dico”».

Due anni fa al Forum internazionale di Cernobbio organizzato da Conftrasporto-Confcommercio era già stato lanciato un allarme sulla penetrazione cinese nel sistema portuale di casa nostra.  Il fatto è che non c’è un disegno geopolitico nazionale (al governo forse sono in due o tre a conoscere qualche elemento di geopolitica) e perciò ogni porto fa le proprie scelte guardando al guadagno immediato. Sventolando quattrini i cinesi hanno occupato l’Africa (molti paesi sono indebitati con la Cina per circa 150 miliardi di dollari) e sventolando quattrini stanno occupando l’Italia.

Il presidente Merlo, dopo aver premesso che «il governo dei mari e della logistica sarà il grande terreno di scontro e di potere a livello mondiale nei prossimi anni, al quale bisognerà farsi trovare preparati», ha posto un quesito cruciale: «Che ruolo esercita e può esercitare ad esempio, è spontaneo domandarsi, una nazione come la Cina su quello che sta avvenendo in molti Paesi africani e sui flussi migratori?». Qua non si tratta del solito spaventapasseri Soros e di qualche sua speculazione milionaria, ma di una potenza economica che si muove a colpi di miliardi.

Il tanto deprecato/invocato “Recovery fund” potrebbe essere in parte utilizzato per risolvere problemi strutturali, varare i mai attuati piani regolatori del sistema portuale, per impiantare la vera integrazione intermodale e, soprattutto, per un piano straordinario di dragaggi con procedure d’urgenza, per l’elettrificazione delle banchine e l’avvio di progetti legati all’idrogeno.

«Ci auguriamo – ha detto il presidente di Federlogistica-Conftrasportoche il ministero adotti criteri selettivi ragionati e di visione, tenuto conto della trasformazione in atto nei mercati globali, e non si pieghi alle spinte territoriali e provinciali che sono da sempre causa di gravi errori per la portualità italiana».

Nel frattempo, la Cina non soffre di impedimenti “localistici”. Da Hanei, capoluogo della provincia dell’Anhui, nella Cina orientale, partono 24 tratte ferroviarie merci Cina-Europa. Nei primi otto mesi di quest’anno di crisi da Covid, Hefei ha contato 309 treni merci Cina-Europa in entrata e in uscita, con un aumento dell’8% rispetto allo scorso anno. In questo momento un treno merci partito da Hefei e diretto Dourges, nel nord-est della Francia, sta viaggiando con un carico di frigoriferi e congelatori per un valore di 630.000 dollari. Il suo arrivo nella città portuale francese è previsto per lunedì 21.

Efficienza e rapidità: ecco i binari sui quali corre oggi il “pericolo giallo” (e non è un richiamo a Mussolini che parlava del Giappone e non della Cina).

 

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