Jehovah, gestione patrimoniale

Morto Soros, chi lo sostituirà come spaventapasseri?

Da qualche tempo mi faccio questa domanda: quando Soros morirà (evento prossimo data la sua età), chi prenderà il suo posto? Quale spaventapasseri minaccerà gli augelli che svolazzano disordinatamente nelle nostre contrade? Il finanziere ungherese naturalizzato americano George Soros (classe 1930!) è da anni indicato come il grande burattinaio che crea governi, fa scoppiare rivoluzioni, organizza colpi di stato eccetera ecceterone. Morto lui, contro chi si scaglieranno gli analisti a tanto al chilo?

Che sia un businessman di grande potere non ci sono dubbi (https://internettuale.net/466/le-scommesse-che-fanno-tremare-le-borse). Le sue speculazioni finanziarie a danno della sterlina e della lira sono rimaste un esempio per tutti i giovani coyotes che fanno i brokers sognando il grande colpo: l’affare che darà diritto alla chiave del bagno dei dirigenti. E da quel cesso di lusso scatterà l’inarrestabile balzo dell’affamato/affamatore sulla poltrona dominatrice di un proprio hedge fund (https://internettuale.net/1631/la-finanza-imbroglia-il-giornalista-applaude).

Una premessa è necessaria. I finanzieri-padroni ci sono sempre stati. In ogni società emergono individui capaci di cose che a tutti gli altri nemmeno vengono in mente. Non conosco i nomi di quelli che ai tempi di Assurbanipal o di Ramses II hanno fatto incetta di grano per rivenderlo a peso d’oro nei mesi di carestia, ma sono certo che ce ne siano stati parecchi. Nelle cronache romane (nelle narrazioni di Livio e Svetonio, Plutarco e Cassio Dione…) i nomi di grassatori corrotti-corruttori, trafficanti profittatori (di regime, come recitava il manipulitista), di succhiasangue opportunisti, accompagnano le imprese di consoli e tribuni, senatori e censori e, a volte, coincidono. Il capofila degli assassini di Cesare, tanto per citarne uno, è dipinto come uomo amante della libertà disposto a morire per essa, ma Bruto, “uomo d’onore” nell’orazione shakespeariana di Marco Antonio, fu un crudele usuraio. Una volta assediò con truppe mercenarie l’isola di Salamina per riscuotere il capitale e gli enormi interessi maturati di un prestito. È lungo l’elenco di “uomini d’onore” che nel corso delle umane vicende si sono distinti per avidità, che hanno affamato città e regni, che hanno causato la morte di migliaia di uomini e ridotto in schiavitù donne e bambini.

La storia dell’uomo è affollata di gente della genìa dei Soros.

Però quelli – si potrebbe obiettare – non avevano il potere che hanno gli speculatori di oggi grazie ad internet con annessa globalizzazione. È difficile dirlo. Una tangente del secondo secolo dopo Cristo impiegava settimane o mesi per arrivare a destinazione. Oggi basta un click. È dunque la velocità che fa la differenza? Forse c’è di più e probabilmente l’Egitto è asservito più oggi di quando era regno cliente di Roma.

Ma non è questo il punto della questione. E torno all’inizio. Dopo la morte di Soros, chi gli succederà come mostro in carica?

Senz’altro i media lanceranno qualcun altro. Coloro che sono stati capaci di fare di un Licio Gelli il grande vecchio a capo di un complotto per abbattere la repubblica (come se questa repubblica non fosse nata già menomata e impotente) troveranno il modo di offrire agli ossessionati retroscenisti un altro caprone da immolare sull’altare delle paure collettive.

Quando cadde il Muro, scrissi che gli orfani più inconsolabili sarebbero stati quelli dell’anticomunismo. Gli orfani del comunismo avrebbero trovato come sopravvivere, mentre i grandi combattenti contro i mostri del Kremlino sarebbero caduti nella disperazione. Non avevo previsto che spuntasse uno come Silvio Berlusconi capace di suscitare i fantasmi del comunismo e drenare voti agitando un cadavere. Il fatto ha comunque provato che con questi italiani si può fare di tutto: con un po’ di faccia tosta e sparando cazzate a raffica.

Se gli italiani non fossero una “stupida gente” (è brava gente soltanto nei film), non ci troveremmo con un Conte presidente del Consiglio… per non citare altri anche più in alto.

Soros non è un fiorellino di campo, ma è in buona compagnia. Da Singapore a Wall Street, dalla City a Hong Kong, da Tokyo a Shangai c’è un esercito di Soros che digita sulla tastiera scommesse sul petrolio e sul grano, che acquista e vende con un occhio alla tenuta della Siria o della Grecia, che corrompe sfruttando il pericolo della guerriglia nigeriana o della rivolta in Bielorussia. È un esercito che però non marcia agli ordini di uno stato maggiore. Ciascun reparto è autonomo e fa e disfà alleanze con la rapidità di un crollo in Borsa. Sono tutti nemici dei popoli, delle identità culturali, delle regole scritte. Il fatto è che se i media non ce li fanno conoscere, se i media ci propongono soltanto Soros, la guerra contro i coyotes suoi compagni di gioco (il “Turniry Teney”, il “torneo delle ombre”) è persa in partenza.

 

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