Il bello dell’Estate sono le donne

Il bello dell’Estate sono le donne. Vestitini leggeri e svolazzanti; pantaloncini stretti sulle natiche; seni a volontà. Quelle con la coda di cavallo avanzano svelte e i capelli spazzano la schiena da destra a sinistra e da sinistra a destra. Ondeggiano e, se ti passano accanto, ti gettano addosso un odore misto di shampoo e sapone alla vaniglia. Polpacci che vanno su e giù sui tacchi alti, le gambe abbronzate che si sfiorano (a volte si strusciano) ad ogni passo, le unghie brillanti di smalto sui piedi e sulle mani. Come al tempo dei cavalieri, quando venivi colpito dal guanto di sfida, capita che qualcuna ti lanci forte un sorriso; e sei sconfitto prima di combattere.

D’Estate anche le brutte sono belle, e le grassocce (non le ciccione, però) e le bionde naturali come le tinte a colpi di shatush e balayage. Ma sono i capelli corvini, neri come le more, scuri come la notte, fili di seta che basta carezzare per metterli in ordine, sono quei capelli dal colore dell’uva di Troia che invadono gli occhi e penetrano nel sangue. Anche le donne mature che tingono di nero i capelli solleticano voglie improvvise. L’esplosione di desiderio forte e duro arriva dalle più giovani che Madre Natura ha dotate di capelli lampeggianti di nero. Non puoi non guardarle. Te le sogni, anche.

Tutte, ma proprio tutte, mostrano orgogliose le gambe lucide abbronzate perfettamente rasate lisce da accarezzare. Anche gambe molli sballonzolate dall’andatura pesante luccicano di rasatura fresca. Gambe di porcellana!, viene da dire con accento siciliano come fa il “mafioso” (Lattuada, 1962) Alberto Sordi dopo che la moglie ha fatto la ceretta alla sua pelosa sorella Rosalia. Nella Sicilia dove i costumi sembrano fissati nel tempo, entra di prepotenza la ceretta che uccide la natura maligna e dà luminosità alla disgraziata baffuta. Viene da dire che, come al solito, sono le donne che impongono modifiche a ciò che sembra immutabile.

Le gambe svelte e levigate, abbronzate dalle mille sfumature, si muovono una davanti all’altra come la prua armata avanza nel pack. Se l’andatura è elegante e armoniosa, non c’è spettacolo più bello al mondo che vedere avanzare quelle gambe.

Le signore con il cagnolino accolgono la sfida e navigano in un mare di profumi. Alla parrucchiera danno appuntamento a giorni alterni per un’aggiustatina. Hanno unghie lunghe e colorate e occhiali da sole alla moda, ma è raro trovarne qualcuna dall’aria felice. Chiacchierano un po’ a telefono e un po’ con la bestiola. A volte litigano, stringono più forte il cellulare e strattonano il “tesoro di mamma” che s’accanisce (i cani questo fanno, si accaniscono) sulla cacca che un quadrupede suo pari ha lasciato sul marciapiede e che non è stata raccolta e depositata negli appositi contenitori messi a disposizione da un’amministrazione comunale ecologia e igienica.

La signora accessoriata di guinzaglio ha la vita spezzata da rimpianti e desideri insoddisfatti. Soffre di velleità che nel proprio intimo sa che non attraverseranno mai lo spazio che divide la fantasia dalla realtà. La bestiola riempie un vuoto. La spinta verso l’amore si riduce alla complicità con un cane. Tristezza infinita e dolore per quelle che una volta erano bollate con l’appellativo di “tardone”.

Il brutto dell’Estate, però, non sono le “tardone” dai capelli tinti di rame e i costosi reggiseni ingannatori. Il brutto dell’Estate sono i vecchi che marciano (qualcuno corre addirittura) spandendo a decine di metri di distanza la mistura nauseabonda di sudore e deodorante. La puzza di vecchio è disgustosa ma diventa insopportabile quando viaggia in compagnia della chimica artificiale. Al circo, gli inservienti spruzzano profumi per annullare il fetore dei bestioni nell’arena. Nonostante l’addomesticamento, elefanti, leoni e tigri emanano gli odori della natura selvaggia. Penetranti e puteolenti, ma sopportabili: non è che uno si può aspettare che una leonessa profumi di rose. I vecchi intrisi di profumi chimici non si rendono conto di disgustare più di una bestia da circo. E questo fa davvero brutta l’Estate.

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