ACCORDO DI ABRAHAM. Israele e il carciofo arabo

Nel corso dei suoi 72 anni di esistenza, Israele ha, foglia dopo foglia, mangiato il carciofo arabo. Ma non ha ancora finito e perciò continua a mangiare senza che nessuno possa ostacolarne la digestione. L’ultimo “accordo” (Accordo di Abraham) è stato presentato come un grande passo verso la pace mentre è un’autentica avanzata militare. Tra un mese era prevista l’ennesima annessione di territori della Cisgiordania e l’accordo firmato con gli Emirati Arabi Uniti ha rimandato l’attuazione del programma. Non è stato cancellato, ma soltanto rimandato. In cambio di questo grande atto di pace compiuto da Tel Aviv, gli emirati del Golfo Persico faranno entrare imprenditori, banchieri e merci israeliane nel loro mercato.

I commentatori d’alto bordo hanno detto che l’accordo è benefico perché contribuisce a isolare vieppiù il cattivissimo Iran. L’Arabia Saudita (capo fila della coalizione anti-Iran) ha spinto verso l’accordo incontrando ovviamente l’entusiastico assenso dell’attuale presidente statunitense. Donald Trump è l’inquilino della Casa Bianca che con Israele ha rapporti di particolare amicizia, mai registrati prima.

I Palestinesi, che per le cosiddette pubbliche opinioni mondiali sono tutti terroristi, sanno che, se non sarà a settembre, quanto prima un altro pezzo della loro terra sarà ingurgitato dai famelici israeliani e non possono farci niente. Se qualche “estremista” reagirà facendo un po’ di feriti, sarà un ottimo motivo per accelerare l’annessione. Tel Aviv spiegherà che i terroristi bloccano la pace nonostante la sua generosa volontà. E altri coloni arriveranno nelle terre bombardate ed evacuate, sorgeranno altri insediamenti spontanei e Israele mangerà un altro paio di foglie. È un percorso collaudato che né l’Onu, né altri potranno fermare.

Per quanto riguarda gli Emirati Arabi Uniti (regno islamico composto da sette Stati federati, imbevuti di petrolio e gas) va detto che hanno aperto l’ambasciata a Tel Aviv e non a Gerusalemme. Per i musulmani la Città Santa non sarà mai la capitale di Israele. A Dubai, il centro commerciale di tutta la regione, già vive una comunità ebraica, a dimostrazione che gli Emirati non nutrono alcuna pregiudiziale nei confronti dell’altra religione. Ora sono tre i Paesi arabi che hanno stretto accordi con Israele: UAE, Egitto e Giordania.

Ultima annotazione: dagli anni Novanta Israele e gli Emirati Arabi Uniti hanno condiviso l’intelligence militare.

 

 

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