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Benito Mussolini: tutto è possibile, io non escludo niente

«La lotta – spiegava Benito Mussolini all’indomani dell’impresa fiumana – è l’origine di tutte le cose perché la vita è tutta piena di contrasti: c’è l’amore e l’odio, il bianco e il nero, il giorno e la notte, il bene e il male e finché questi contrasti non si assommano in equilibrio, la lotta sarà sempre nel fondo della natura umana, come suprema fatalità. E del resto e bene che sia così».

Sono parole che debbono far riflettere soprattutto oggi in un mondo attraversato da lunghi discorsi di pace e travagliato da mille “piccole” guerre. E, dove non scoppiano le bombe, sono in corso altre lotte non meno sanguinose, come già sottolineava Mussolini: «Oggi può essere la lotta di guerra economica, di idee, ma il giorno in cui più non si lottasse, sarebbe giorno di malinconia, di fine, di rovina. Ora, questo giorno non verrà. Appunto perché la storia si presenta sempre come un panorama cangiante. Se si pretendesse di ritornare alla calma, alla pace, alla tranquillità, si combatterebbero le odierne tendenze dell’attuale periodo dinamico. Bisogna prepararsi ad altre sorprese, ad altre lotte».

Se lo sguardo sul mondo lo si dà con gli occhi spalancati, non sfugge il fatto che la lotta sia all’origine di tutte le cose. Non si tratta di essere guerrafondai o violenti oppure prepotenti; tutt’altro. La coscienza di ciò che è reale è il miglior antidoto all’avvelenamento della ragione e del sentimento.

Benito Mussolini andava dritto al punto: «Vedete, la guerra è cosa orribile. Lo sanno coloro che l’han fatta. Ma allora bisogna spiegarsi: o la guerra in sé e per sé, fatta per qualsiasi ragione, sotto qualsiasi latitudine, per qualsiasi pretesto, non deve farsi e allora io rispetto questi umanitari, questi tolstoiani se dicono: io abborro dal sangue per qualsiasi ragione sia versato. Li rispetto e li ammiro, sebbene trovi ciò leggermente inattuabile…». Mentre si chiedeva «…sino a quando i popoli si abbandoneranno ad un sogno cristiano di fratellanza universale e potranno stendersi la mano oltre gli oceani e le montagne…», precisava: «Io, per mio conto, non credo troppo a questi ideali, ma non li escludo perché io non escludo niente: tutto è possibile, anche l’impossibile e l’assurdo».

Fondamentale è la costruzione, come dimostreranno le città sorte sulle paludi bonificate. «Si può distruggere – diceva Mussolini – per ricreare il più bello, grande e nuovo, ma mai distruggere col gusto del selvaggio che spezza una macchina per vedere che cosa c’è dentro. Non ci rifiutiamo a modificazioni anche nella città dello spirito, appunto perché lo spirito è delicato. A me non ripugna nessuna trasformazione sociale necessaria».

Apertura verso le idee nuove, verso una società più equilibrata, ma senza abbandonarsi a utopie belle e affascinanti e proiettate troppo avanti nel futuro. In special modo, grande fiducia nelle capacità degli italiani. Un po’ troppo ottimista? A guardarsi in giro oggi parrebbe proprio di sì. Ma non si sa mai e perciò ripetiamo: «Tutto è possibile, anche l’impossibile e l’assurdo».

All’epoca, ebbe ragione a dire: «…mentre la crisi italiana sembra aggravarsi – non importa, si risolverà – io ho fiducia illimitata nell’avvenire della nazione italiana. Le crisi si succederanno alle crisi, ci saranno pause e parentesi, ma andremo all’assestamento e non si potrà pensare a una storia di domani senza la partecipazione italiana».

Peccato che a gestire la crisi oggi ci sa la spensierata brigata di Conte&soci.

 

 

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