La diga dell’Etiopia sul Nilo e la guerra dell’acqua

Si chiama “Grand ethiopian renaissance dam” (Gerd), la grande diga della rinascita etiope, da 72 miliardi di metri cubi d’acqua che sarà la più grande centrale idroelettrica dell’Africa (6.000 MW). L’Etiopia la sta costruendo dal 2011 sul Nilo Azzurro ed i lavori sono stati affidati alla società italiana “Salini Impregilo SpA” per un costo totale di 4,8 miliardi di dollari.

Il governo di Addis Abeba ha puntato da anni sull’energia idroelettrica costruendo un vasto complesso di dighe con notevole impatto sia sull’ecosistema che sulle economie locali basate sulla pesca. L’acqua è il bene più prezioso in Africa dove circa 600 milioni di persone hanno difficile accesso ai pozzi (quando ci sono) ed è per questo che Egitto e Sudan, i due Stati immediatamente colpiti dalla riduzione d’acqua causata dalla Gerd, hanno espresso “preoccupazioni”, espressione diplomatica che ci mette poco a sparire a colpi di kalashnikov.

Il controllo dell’acqua è destinato a diventare la causa principale delle guerre che scoppieranno nel prossimo futuro. E non soltanto in Africa.

L’Unione africana (Ua), l’organizzazione nata vent’anni fa in Sudafrica e che comprende tutti gli Stati africani (la sede è nella capitale etiope), ha varato una mediazione culminata in una tre giorni di videoconferenze fra Etiopia. Egitto e Sudan. L’obiettivo è trovare il modo di “risarcire” i danneggiati.

Il Nilo Azzurro nasce sull’Altopiano etiopico, presso il lago Tana, poi attraversa il Sudan (dove si chiama Bahr al Azraq), arriva a Karthoum, si unisce al Nilo Bianco e forma il Nilo, il fiume più lungo del mondo che per millenni è stata la ricchezza dell’Egitto governato dai Faraoni.

Il fatto è che il fiume attraversa undici Paesi e che, perciò, il contenzioso andrà oltre i confini egiziani e sudanesi.

Oltre ad esportare energia elettrica verso il Sudan, Addis Abeba ha preso l’impegno di esportarne (dai 200 ai 500 MW) anche verso Kenya e Gibuti, ma gli altri vorranno la loro parte.

 

 

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